Lo strano accanimento delle agenzie di rating sull’Italia

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 25 maggio 2011

Prima il rating sovrano, poi quello degli enti locali e delle società a partecipazione pubblica ed infine le principali banche italiane ed la Cassa Depositi e Prestiti hanno ricevuto un severo monito da parte di Moody’s.L’agenzia americana ha preso di mira il sistema creditizio italiano nel giorno in cui lo spread del debito italiano si è avvicinato al suo record, e minaccia ora di essere pronta a tagliare il merito di credito di 16 banche. Fra gli istituti messi sotto la lente d’ingrandimento di Moody’s vi sono UniCredit, UniCredit Leasing, Dexia Crediop, Banca Popolare di Milano, Intesa Sanpaolo, Cassa di risparmio di Firenze, Montepaschi, Cassa depositi e prestiti, Banco popolare, Bnl, Cassa di risparmio di Parma e Piacenza, Cassa di Risparmio di Ferrara, Efibanca, Cassa di Risparmio di Volterra, Banca Popolare di Marostica oltre a Friuladria, Carige, Banca Sella e altri istituti di minori dimensioni.
Le società a partecipazione pubblica messi sotto esame al pari degli enti creditizi sono Enel, Eni, Finmeccanica, Poste e Terna; addirittura a 23 enti locali hanno subìto la stessa sorte.Prima di Moody’s, a maggio, era stata la Standard & Poor’s a esprimersi sull’outlook del rating italiano e, successivamente, su Mediobanca, Bnl, Findomestica e Intesa Sanpaolo.Le pronunzie delle ormai famigerate sorelle del rating americano non sono prive di effetti, ma si traducono facilmente in immediati crolli di Borsa, indebolimenti di valute e innalzamenti di spread. Come effetto secondario e ben più devastante è che più le agenzie di rating si pronunciano ed esprimono giudizi negativi, più gli speculatori si concentrano sui bond e i sui titoli, che perdono inevitabilmente di valore, cosicché le agenzie sono nuovamente costrette a tagliare, in un terribile avvitarsi della spirale discendente della speculazione. Arrivati al livello «junk», spazzatura, si decreta il default dello stato.
I giudizi di tali agenzie non sono il risultato di studi approfonditi e stratificati nel tempo, avvalorati da anni di analisi costanti. Sono analisi puramente congiunturali, prive di una solida memoria storica come sono al contrario le analisi annuali del Fondo Monetario Internazionale. Sono prive di una valutazione d’insieme, del sistema economico di un paese, si concentrano su settori specifici e non considerano le connessioni importanti che esistono tra economia, politica e finanza. L’attività delle agenzie non garantisce maggiore trasparenza dei mercati finanziari e creditizi. Al contrario sono giudizi fortemente distorsivi e portano il mercato lontano, verso direzioni artificialmente studiate a tavolino. Le società di rating sono un pericoloso strumento in mano a pochi privilegiati, in evidente conflitto di interessi. Numerose inchieste giornalistiche hanno in questi ultimi tempi smascherato le connessioni personali e finanziarie tra le società di rating. La composizione degli azionariati di Moody’s e di Standard & Poor’s, infatti, ha fatto insorgere non pochi sospetti sul conflitto di interessi degli azionisti. La prima è in mano a Berkshire Hathaway (con una quota pari al 19,1% del capitale), una delle maggiori società assicurative del mondo di proprietà del finanziere Warren Buffett, e a Fidelity (10,5%), uno dei maggiori gestori di fondi. La seconda, quotata alla Borsa di New York, fa parte del gruppo McGraw-Hill ed è attiva nell’editoria e nei servizi finanziari. Quando la Bershire Hathaway ha lanciato la periodica tranche di propri titoli sul mercato, a febbraio 2010, presentava una valutazione di Moody’s tanto positiva che acquistare titoli dell’emissione della holding di Buffett era più sicuro che comprare titoli di Stato americani.
Le società di rating si sono rilevate, in sostanza, un’infernale macchina che una volta avviata non è più possibile arrestare. È un oligopolio incontrastato al quale non partecipa alcuna entità europea. L’Europa unita non è stata ancora in grado di esprimere una risposta efficace ai continui attacchi alla moneta unica delle società di rating, né di garantire in sedi internazionali la tutela degli interessi dell’area economica, nonché di denunciare le violazioni alla concorrenza internazionale. Intanto, però, poiché i giudizi espressi in questi ultimi giorni dalle società di rating sono tanto lontani dalla situazione effettiva del sistema creditizio e finanziario del nostro paese, è stata avviata un’inchiesta giudiziaria dalla procura di Trani, che ha chiesto l’acquisizione degli ultimi report di Moody’s sul debito pubblico e sulla stabilità del sistema bancario italiano. Secondo il pm Michele Ruggiero, gli analisti della società di rating avrebbero agito per manipolare il mercato in maniera illegittima. La Procura ha quindi iscritto nel registro degli indagati i tre analisti di Moody’s che hanno redatto il rapporto sull’Italia. I reati loro contestati sono di market abuse, manipolazione del mercato finanziario, aggiotaggio, divulgazione di notizie false o non completamente vere che turbano il mercato azionario.

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