Al via la manovra finanziaria

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 1 luglio 2011

Le numerosissime misure predisposte dal governo per raccogliere le risorse necessarie per rispettare gli impegni europei sul pareggio di bilancio nel 2014 sono state approvate nel tardo pomeriggio di giovedì. «È finito il periodo del deficit spending», ha commentato preventivamente il ministro Tremonti, il quale ha voluto sottolineare che la manovra approvata è del tutto simile a quella predisposta dal Tesoro. «La manovra triennale doveva essere chiusa prima dell’estate», ha affermato il ministro, «così come abbiamo già fatto con la precedente». È una manovra «equilibrata nella composizione, nella distribuzione in tutti i settori del bilancio pubblico, nel tempo perché sviluppata nei prossimi due anni». Sebbene i particolari tecnici verranno illustrati in una successiva conferenza stampa è già possibile scendere in dettagli per illustrare alcuni provvedimenti.

È stata confermata, oltre l’imposta di bollo pari allo 0,15% sulle transazioni finanziarie esclusi i titoli di Stato, la tassa sull’attività di trading delle banche (con aliquota al 35%) escluse quelle relative ai bot. Il messaggio politico che vuole essere così lanciato è quello che alle banche e agli intermediari finanziari non è riservato alcun trattamento di favore e parteciperanno alla raccolta delle risorse finanziarie così come gli altri operatori economici. La misura non ha tardato a sollevare le «forti preoccupazioni» della Borsa Italiana per il brusco effetto che potrebbe dare sulla liquidità e sul volume degli scambi. Ciò non toglie che, nonostante l’irritata reazione di molti piccoli e grandi intermediari finanziari, tale misura va nella giusta direzione, ossia quella di scoraggiare gli atteggiamenti speculativi che in questo periodo caratterizzano le transazioni finanziarie. Inoltre, queste misure porteranno un gettito, secondo le stime, pari a circa 1 miliardo nel 2011 e 3 miliardi nel 2012.

In tema fiscale, insieme alla manovra arriva anche il ddl delega con la riforma fiscale. Sembra infatti certo che vi sarà il taglio da cinque a tre aliquote Irpef (20, 30 e 40%), come delineato nel disegno di riforma originario del 1994. Tale riforma si tradurrà in una sostanziale riduzione della pressione fiscale ai fini Irpef, e quindi in capo alle persone fisiche. Quella della semplificazione delle aliquote è una innovazione importante, se non cruciale per rendere il sistema delle dichiarazioni, e soprattutto quello del prelievo, di più facile gestione. Tuttavia, poiché entrambe le misure fiscali dell’alleggerimento e della semplificazione dell’Irpef sono contenute nel ddl delega, non saranno immediatamente operative. Nella delega, inoltre, dovrebbe rientrare, dal 2012, l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, con l’introduzione di un’aliquota unica al 20%. La graduale abolizione dell’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, inoltre, sarà operativa a partire dal 2014.

In concomitanza con l’attuazione del federalismo, i trasferimenti a Regioni e enti locali saranno fortemente ridimensionati. I tagli previsti ammontano a 9 miliardi nel biennio 2013-2014 ed esattamente a 3,5 nel 2013 e a 5,5 nel 2014. Le cifre sono eloquenti. I trasferimenti delle regioni ordinarie saranno decurtati per 800 milioni nel 2013 e 1,6 miliardi nel 2014, le regioni a statuto speciale per 1 miliardo nel 2013 e 2 miliardi nel 2014. Per i comuni sono previsti tagli per 1 miliardo nel 2013 e 2 miliardi nel 2014. Le province contribuiranno con 400 milioni nel 2013 e 800 milioni nel 2014. Il presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani si è mostrato «molto preoccupato» per le misure contenute nel decreto e l’incontro a palazzo Chigi fra governo e regioni in programma per oggi alle 13.30 è stato rinviato alla prossima settimana. Le regioni si sono mostrate critiche anche sulla reintroduzione dei ticket sanitari che sono stati confermati.

Tra gli interventi è rimasto anche il blocco del turn over per i lavoratori della P.A. e il congelamento dei loro aumenti contrattuali; la stretta sulla sanità e sui costi della politica con il giro di vite su auto e aerei blu. Il provvedimento che riguardava l’età di pensionamento delle donne è stato rivisto: l’aumento a 65 anni avverrà in modo graduale a partire dal 2020.

«Il contenuto della manovra è tra correzione dei conti e sviluppo economico» ha commentato il ministro Tremonti. L’obbiettivo del pareggio è già stato perseguito e il ministro ha commentato che «ci arriveremo in modo progressivo ed organico con uno sviluppo regolare», per anni abbiamo centrato gli obbiettivi a cominciare dal 2008. «Stiamo contando il cumulo degli effetti delle manovre, siamo a tre quarti. Il risultato della riduzione del deficit è già raggiunto. Occorre raggiungere gli obbiettivi nei prossimi due anni. In accordo ai piani europei che considerano la legge vigente adeguata, ma che deve essere rispettata». Per quanto riguarda le misure volte a favorire lo sviluppo, infatti, il ministro Tremonti ha accennato in conferenza stampa di chiusura dei lavori del Consiglio che è stato accordato un regime di favore a tutte le tipologie contrattuali di lavoro subordinato che sono emerse dall’accordo tra Confindustria e parti sociali, che, seguendo le parole del ministro, ha rappresentato un momento di svolta per il mercato del lavoro italiano, aprendo finalmente le porte alla globalizzazione.

Per i giovani fino ai 35 anni sono previste agevolazioni fiscali per 5 anni per le nuove imprese e per le persone escluse dal mondo del lavoro. Sebbene questa misura preveda minori entrate erariali, si pensa che potrà dare una grande spinta e incentivo ai giovani per entrare nel mondo della imprese

Per lo sviluppo è prevista inoltre la radicale riforma, concordata con tutte le parti, del processo civile per smaltire molto del passato e rendere efficienti gli uffici della giustizia. Inoltre è stato previsto il posizionamento sotto il ministero degli esteri dell’Ice, che occupa attualmente 1200 persone, di cui 600 in Italia e 600 all’estero. Con la riforma si prevede la riduzione di 200 impiegati in Italia per dirottare le risorse così risparmiate verto impieghi più efficienti. Dentro le nuove ambasciate, infatti, ci sono tutte le presenza di un paese, e sarà formata la «casa Italia» di rappresentanza. Sono presenti 14 uffici dell’Ice in Italia, che diventano solamente 2, uno al Nord e uno al Centro Italia e le risorse risparmiate saranno concentrate per la penetrazione delle imprese dei mercati internazionali.

Sui tagli dei costi della politica c’è stata una concorde valutazione sul fatto che il valore di tale operazione non sia economico, ma prima di tutto politico, poiché «senza la riduzione della politica – ha commentato il ministro Tremonti – non entri nella stanza della manovra, ti autoriduci». Le formule sono di rinvio alle prassi europee. Si pensa infatti di ridurre in Italia il costo dei parlamentari e il costo le cariche pubbliche a livello europeo. Per fare ciò sarà costituita una commissione presieduta dal presidente dell’Istat e in coordinamento con l’Eurostat per allineare al livello dei 6 più grandi paesi dell’euro le remunerazione delle cariche politiche, non di più non di meno della media europea. Tale livellamento europeo degli incarichi politici e pubblici sarà a partire dalla prossima legislatura.

Così come è stata delineata la manovra di finanza pubblica per portare l’Italia all’obiettivo storico del pareggio del bilancio nel 2014 non rappresenta una «stangata», ma solamente un piano finanziario per arrivare all’obbiettivo dichiarato. Infatti, come ha fatto notare il prof. Forte in un suo commento, le finanze pubbliche hanno bisogno di proseguire nell’itinerario di risanamento prefissato e concordato in sede europea. Un percorso è già stato intrapreso e le tappe nel 2010 sono state rispettate e allineate alle previsioni. Anzi, i risultati per l’anno passato sono stati migliori del previsto, poiché il disavanzo era inferiore di mezzo punto rispetto al 5% preventivato. Quest’anno, dato il successo della legge di stabilità per il 2011, il deficit si porta al previsto livello del 3,7-3,9. Ciò per assicurare che nel 2012 il deficit dell’Italia scenda al 2,7, quindi sotto il tetto del 3 del Pil, che caratterizza i disavanzi eccessivi. Il ministro Tremonti ha dichiarato in conferenza stampa che «Il pareggio di bilancio non è un obbiettivo ragioneristico, è un obbiettivo politico ed etico, civile e morale», che comporta scelte di responsabilità tra cittadini e amministrazione pubblica poiché «un paese in pareggio è un paese che va in pareggio tra le generazioni». Il premier Silvio Berlusconi ha inoltre aggiunto che «asenza rigore non ci può essere sviluppo».

Il rigore nei conti pubblici, di cui è figlia la manovra, avrà inoltre un ulteriore effetto da non sottovalutare. È quanto mai importante in questo periodo conservare intatta la nostra «reputazione internazionale» di paese capace di garantire i propri impegni nel sostenimento del proprio debito pubblico. La politica di austerità imposta dal ministro Tremonti sta garantendo proprio questo aspetto, divenuto quanto mai essenziale in questo momento, in seguito all’escalation di tensioni che la situazione greca sta causando in Europa, e con le società di rating in agguato e pronte a rivedere a ritmi incalzanti i loro giudizi, mai privi di effetti devastanti sui mercati finanziari e sulla stabilità economica dei paesi caduti nel tritacarne delle loro analisi.

One Response to “Al via la manovra finanziaria”

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