I punti salienti della manovra finanziaria

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 6 luglio 2011

 

La conferenza stampa di oggi al Ministero dell’Economia, indetta per illustrare i punti importanti dell’articolata manovra finanziaria, è stata aperta dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. La manovra economica del governo sarà «legge definitiva ai primi di agosto». «Ci tengo a sottolineare che non ci sono stati momenti di tensione né lacerazioni nel governo» ha aggiunto Letta, «Io non potrò stare fino alla fine alla conferenza stampa perché devo andare al mio incontro settimanale a L’Aquila per la ricostruzione – e ha aggiunto non senza ironia – non vorrei leggere domani sui giornali che Letta abbandona la conferenza stampa e lascia Tremonti da solo». Hanno partecipato oltre al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il ministro Giulio Tremonti, anche i ministri Renato Brunetta, Roberto Calderoli, Paolo Romani, Saverio Romano e Maurizio Sacconi. Tremonti ha esordito dicendo che «La Manovra appena varata ci porta linearmente sul sentiero di arrivo al pareggio di bilancio» spiegando che «il pareggio è fondamentale perché, se sei al pareggio, il debito scende strutturalmente».

Le finanziarie approvate nella presente legislatura hanno raggiunto tutte gli obbiettivi di bilancio e talvolta li hanno superati. Nel 2010 ad esempio il rapporto deficit/pil è sceso al 4,6% contro il 5% dell’obbiettivo. La manovra è stata approvata e giudicata positivamente dalla Commissione europea mentre l’Ocse ha commentato che «con le ultime misure di bilancio, più credibilità e fiducia» per il nostro governo e per il Paese. Il riconoscimento internazionale è essenziale in questo momento, poiché non si può prescindere dalla credibilità e dalla reputazione delle amministrazioni e dei piani di sviluppo per raggiungere l’obbiettivo della crescita economica e per contrastare gli attacchi esterni delle agenzie di rating. La conferenza stampa è servita per porre in luce alcuni aspetti e soprattutto alcune cifre che in questi giorni erano stati fraintesi o volutamente travisati. Sono stati messi in chiaro, quindi, i numeri della manovra. Tremonti ha ricordato che il testo é diviso in due parti: un decreto legge e una delega in materia fiscale e assistenziale.

L’entità della sola manovra è di 51 miliardi in quattro anni. Se ad essa se si aggiunge la delega fiscale si raggiungono i 68 miliardi nello stesso periodo. Il ministro dell’Economia ha illustrato tutte le cifre per arrivare all’obiettivo del pareggio di bilancio dal 2011 al 2014. «Per l’anno in corso, il 2011, c’è un’esigenza di correzione, di manutenzione, di 2 miliardi di euro, e sono certo – ha rimarcato Tremonti – del fatto che l’obiettivo fissato al 3,9 sarà raggiunto. Nel 2012 c’è un’esigenza di correzione pari a 6 miliardi, che si sommano a tutto quello che è stato fatto negli anni passati. Per il 2013 il decreto legge prevede una correzione per 18 miliardi ai quali si aggiungono 2 che devono arrivare dalla delega assistenziale». In sostanza, alla correzione dei conti pubblici prevista dal decreto della manovra, che ammonta a circa 51 miliardi nel quadriennio 2011-2014, si aggiungono anche altri 17 miliardi di tagli sull’assistenza prevista nella delega fiscale attraverso il riordino delle diverse forme di detrazioni, sconti, agevolazioni e sostegni che si sono accumulati negli anni. Si tratta di riordinare «470 regimi speciali per un valore pari a circa 150 miliardi. Basta ridurre del 10% – ha illustrato il ministro – e si ottengono i 15 miliardi che contribuiranno al raggiungimento dell’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2014».

La manovra 2012-2014 si articola per quanto riguarda la finanza pubblica in cinque punti: tagli selettivi, con l’introduzione dello spending review a livello dei singoli ministeri; contrasto all’evasione fiscale e previdenziale; fondi europei con l’introduzione di un nuovo strumento di progettazione e controllo misto tra stato e regioni; federalismo fiscale con particolare riferimento al federalismo demaniale e con la costituzione di un Fondo immobiliare che si aggiungerà a quelli già attivi che operano nello housing sociale; taglio del costo della politica. Detto questo, Tremonti ha voluto chiarire un aspetto della manovra che rappresenta una novità senza precedenti sia in Italia sia in Europa. Il più radicale cambiamento introdotto in questi mesi è relativo al taglio del costo della politica, ossia degli apparati politici e amministrativi. Il cambiamento consiste nell’adeguamento di tutti i titoli di compenso alla media europea, calcolata sulla base di indici Istat ed Eurostat. Il ministro Tremonti ha commentato che non c’è un paese in Europa che abbia questo criterio di assoluto livellamento alla media europea e probabilmente l’Italia è il paese che più di altri ne aveva bisogno. Si raggiungerà progressivamente l’obbiettivo livellando i rinnovi delle cariche. Non è possibile procedere diversamente, ovvero applicare il livellamento sui mandati in carica, perché si avrebbe automaticamente un’ondata di ricorsi da parte dei funzionari colpiti dal provvedimento che di fatto bloccherebbe il processo di revisione dei compensi. Procedendo invece sulla base dei rinnovi nessuno potrà fare ricorso e bloccare il processo di cambiamento che riguarda un amplissimo numero di compensi amministrativi. Per quanto concerne la Camera ed il Senato non è possibile fare un intervento diretto del governo, per decreto legge, ma verranno adeguati agli standard europei nella prossima legislatura. Per l’attuale Parlamento è però vivo l’impulso a ridurre gli emolumenti e, tramite i risparmi ottenuti da spontanee adesioni, sarà possibile costituire un fondo speciale le cui risorse serviranno a finanziare l’8 per mille in favore del Terzo settore.

Il taglio dei costi della politica sarà quindi di rilievo, considerando anche le forti riduzioni previste per le “alte burocrazie”, in termini di uffici, di auto blu, di voli di stato, di benefici, di prosecuzione dello status anche dopo la scadenza del mandato. Per quanto riguarda la crescita economica, il decreto sviluppo già emanato e il decreto bilancio triennale, emanato oggi, introducono un insieme di misure che ridisegnano e semplificano il quadro normativo in materia di crescita e sviluppo delle imprese, di attività di ricerca, di innovazione tecnologica, di infrastrutture, di banda larga, di avvio delle liberalizzazioni. In particolare per le imprese di nuova costituzione create da giovani o da soggetti che escono da regimi di cassa integrazione beneficeranno di una fiscalità forfetaria del 5% per i primi cinque anni di attività. È previsto invece un credito d’imposta a fronte delle assunzioni nel Sud di lavoratori a tempo determinato. Un credito d’imposta è accordato anche agli investimenti industriali in ricerca effettuati tramite università e laboratori scientifici pari al 90%. Per la crescita dimensionale delle imprese, le piccole imprese possono stipulare «contratti di rete» che permetterà loro di agire unitariamente nei confronti della richiesta di credito, davanti alla pubblica amministrazione e sui mercati internazionali. E’ una rivoluzione silenziosa che già ha cominciato a dare i suoi effetti perché Confindustria ha attivato 50 reti di impresa, con l’obbiettivo di raggiungere l’obbiettivo dei 200 entro il 2011.

Per la penetrazione di nuovi mercati e per l’internazionalizzazione delle imprese sarà costituita, con il decreto bilancio triennale presentato in parlamento mercoledì, l’Export-Banca: la joint venture tra Cassa Depositi e prestiti e Sace. Vi sono poi la Cassa depositi e prestiti che ha visto ampliare i suoi strumenti specifici di sostegno alle PMI, il Fondo italiano di investimento già estremamente attivo e il fondo strategico d’investimento misto privato-pubblico che sta muovendo i primi passi. L’insieme di queste misure sono già attive da quest’anno. Con il decreto bilancio triennale presentato oggi in Parlamento sono stati introdotti i fondi per il venture capital con il compito di investire almeno il 75% delle proprie risorse in imprese in fase di start up. Ed ancora numerose sono le disposizioni in materia di infrastrutture, di costruzione e di edilizia privata, di snellimento dell’arretrato nel contenzioso civile. «La crescita non dipende da un atto, non ha un momento istantaneo, ma deriva dall’azione collettiva di tutti – ha commentato il ministro – a differenza del bilancio, che dipende da un Governo e da una legge».

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