Italia al riparo da forti ondate speculative

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 19 luglio 2011

Difficile cercare di individuare un’unica motivazione per spiegare l’evoluzione dei mercati finanziari di questi giorni: lunedì scorso il crollo, martedì un rimbalzo. C’è chi ipotizza che l’alternanza così frenetica fra valori positivi e saldi negativi sia legata all’approvazione della manovra finanziaria, che però è stata in un certo qual modo già presa in considerazione dai mercati mercoledì scorso, e quindi già archiviata. C’è chi ipotizza che sia collegata al risultato degli stress test, cioè delle valutazioni sullo stato di salute degli istituti di credito, che le banche italiane hanno subìto venerdì pomeriggio scorso, quando i mercati erano già chiusi, e che le ha viste comunque superare l’esame a pieni voti. C’è chi attribuisce, infine, un ruolo principale alla speculazione internazionale, che avrebbe preso di mira il nostro paese e altri in Europa, come la Spagna, e che agisce principalmente sul mercato obbligazionario, portando lo spread tra il Btp decennale italiano e il corrispettivo Bunds tedesco al 5,8% di rendimento, un valore molto vicino alla soglia di emergenza (il 7%) che potrebbe comportare una intercessione dell’Europa con piani di rifinanziamento del debito pubblico.

Siccome molti istituti di credito del Belpaese, inoltre, possiedono un gran numero di titoli di debito pubblico italiano (ad esempio l’Unicredit dovrebbe avere circa 45 miliardi di euro di titoli di stato nel portafoglio), i titoli bancari di riflesso subiscono a loro volta forti oscillazioni nei valori di borsa. Certo è che gli investitori si stanno rifugiando nelle contrattazioni dell’oro, che ha conosciuto nuovirecord (oltre 1600 dollari l’oncia), e sul franco svizzero, che ha toccato un record sull’euro, il quale a sua volta si è indebolito nei confronti del dollaro.

Grande attenzione è rivolta anche al mercato dei titoli americano. Il presidente degli Stati Uniti Barack Hussein Obama ha già preannunciato il veto al piano di tagli al budget federale che sarà presentato martedì al congresso dai leader del partito repubblicano. Se l’accordo non sarà raggiunto, dal prossimo 2 agosto lo stato federale sarà costretto a ridurre drasticamente la sua spesa, con ripercussioni notevoli sul Paese come ad esempio l’emergenziale sospensione del pagamento delle pensioni dei dipendenti pubblici.

Al contempo gli analisti di alcune grandi banche, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Royal bank of Scotland e Bnp Paribas hanno espresso giudizi molto rassicuranti sul nostro paese. In particolare, i «fondamentali» dell’Italia non sono cambiati, e con questo si intende dire che «i conti pubblici sono peggiorati meno della media europea durante la crisi e l’entità del risanamento per raggiungere il pareggio di bilancio è modesta rispetto agli sforzi richiesti a Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna». Inoltre, un aspetto estremamente rilevante è il fatto che il 50% dei titoli di stato italiani è detenuto da residenti, e quindi in gran parte il debito pubblico italiano è al riparo da ondate speculative estreme. Allo stesso tempo il debito privato e finanziario è moderato e di gran lunga più basso rispetto a quello di molti stati europei.

Deutsche Bank ha espresso un giudizio positivo in merito sostenibilità del debito nostrano. Ha precisato che «un aumento degli interessi sul debito di breve durata non manda i conti pubblici italiani fuori controllo, nonostante l’alto debito/Pil». Storicamente, secondo la banca centrale tedesca, l’Italia ha sostenuto oneri sul debito molto più alti in percentuale del Pil e delle entrate.

Un’analisi non dissimile è stata fatta dalla Goldman Sachs, che ha approvato la manovra finanziaria del governo sotto molti aspetti (perché è stata rafforzata per entità, anticipata in alcune misure e approvata in tempi record). Secondo quest’ultima l’Italia dovrebbe ora rafforzare le privatizzazioni e riproporre le riforme strutturali per la crescita con vigore.

Ciò che in realtà preoccupa maggiormente sono gli animal spirits, vale a dire la complessa situazione emotiva che primeggia sui mercati riguardo all’Italia, non avvalorata da evoluzioni economiche reali, ma esplosa piuttosto a causa delle forti tensioni internazionali che si sono crate in relazione all’irrisolta crisi greca. In ogni modo le tensioni di borsa, con l’alternanza tra rialzi e ribassi, non si fermeranno prima del prossimo giovedì, quando ci sarà la riunione dei capi di stato e di governo europei. Nel frattempo il momento è fragile e le parole sono sassi, anzi macigni, nel senso che ogni dichiarazione politica sia nazionale che internazionale pronunciata in modo scomposto e irresponsabile sulle sorti della sostenibilità del nostro debito pubblico può innescare la pericolosa dinamica tipica delle borse sotto la spinta di una forte speculazione.

One Response to “Italia al riparo da forti ondate speculative”

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