Il caso greco: uno schianto pilotato

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 22 luglio 2011

Leggendo sui mezzi d’informazione degli ultimi risvolti della crisi greca sembra di assistere allo stallo di un aereo che inevitabilmente si schianterà. L’unico obbiettivo emergenziale è quello di ridurre il numero di vittime. Per quanto gli sforzi diplomatici, finanziari e politici si stiano moltiplicando a ritmi frenetici, sembrerebbe che la fine sia inevitabile e sempre la stessa, quella delineata fin dai primi istanti della crisi greca: default. Le ultime dall’Europa vogliono dare fiato alle speranze, con un piano di salvataggio a suon di miliardi di euro, finanziati con risorse pubbliche e, in forma volontaria, anche private. Sembra che per ora il piano mediatico di restituire fiducia ai mercati abbia funzionato. Le borse hanno inizialmente risposto positivamente, anche se ora Piazza Affari ha già rallentato il passo. Le perdite di borsa, in una certa misura, paiono essere state colmate. Sono calate ulteriormente, inoltre, le tensioni sul mercato obbligazionario con lo spread tra BTp e Bund a 10 anni in flessione (di oltre 40 punti a 245 punti base) e rendimenti per i titoli italiani intorno al 5,3% (rispetto al 6% raggiunto nei giorni scorsi), mentre l’euro è arrivato a 1,44177 dollari.

L’obbiettivo è evidente: non ci si illude di «salvare» la Grecia, che in realtà aveva già posto in essere un colpevole atteggiamento di moral hazard, mentendo sulla effettiva situazione dei suoi conti pubblici fin nel momento del suo ingresso nell’unione economica e monetaria europea. Si intende ora «salvare» l’euro e i paesi europei invischiati nella situazione greca, perché acquirenti di forti quote del suo debito pubblico e, infine, si vuole permettere ai mercati, tramite l’altalena dei listini, di rientrare nelle perdite di borsa. In definitiva si tratta di uno schianto pilotato.

Nel comunicato del presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy si leggono parole già sentite molto spesso in questi giorni: «Abbiamo deciso una comune risposta, il nostro obiettivo è migliorare la sostenibilità del debito greco, fermare il rischio contagio, rafforzare gli strumenti nella gestione delle crisi». Con «rafforzare gli strumenti» si è inteso dire che il finanziamento pubblico sarà di 109 miliardi nei prossimi cinque anni, fino al 2014. Una mole di finanziamenti tanto vasta da provocare, questo era l’intento, una folata di fiducia in quello che è stato denominato «il piano Marshall per le Grecia». Vi sarà anche un contributo volontario del settore privato pari a 37 miliardi. Mediante il meccanismo del buy-back, inoltre, si finanzieranno altri 12,6 miliardi. Il contributo totale netto dei privati, anche se il comunicato è piuttosto confuso, dovrebbe essere pari a 106 miliardi nei prossimi dieci anni (dal 2011 al 2019).

Tuttavia, nonostante la gran mole di finanziamenti da destinare al sostentamento del debito greco, un timore più di altri si delinea, ed è relativo a quell’oscuro strumento finanziario denominato buy-back, del quale rimandiamo ad una definizione adeguata del sito della borsa italiana. In pratica si è voluto rispondere in una certa misura alla crisi finanziaria mediante un artificioso meccanismo di mercato, un prodotto di quella stessa «ingegneria finanziaria» che in definitiva è all’origine del rigonfiamento e poi dello scoppio della bolla speculativa dei subprime, di cui stiamo ancora pagando forti conseguenze. Un meccanismo che permette di produrre denaro da carta straccia. Se il gioco di prestigio finanziario funziona tutto sommato in parte ci siamo salvati. Nessuno però può garantire che il meccanismo possa funzionare, specie se annunciato in forma tanto eclatante. Infatti alla finestra ci sono sempre le società di rating pronte ad esprimere i loro giudizi nel momento più fragile per produrre gli effetti più disastrosi. Questa volta potrebbero pronunciarsi anche sul rating dell’Efsf, il cosiddetto Fondo «salva-stati», che è sotto la lente di ingrandimento dei mercati e che risponde alle medesime regole di mercato, come tutti gli altri fondi pubblici.

Per ora comunque il fondo salva stati è stato realmente fortificato nei mezzi finanziari, ma anche implementato nelle sue facoltà di finanziamento con l’ampliamento dei suoi strumenti e del campo d’azione. Il fondo garantito dagli Stati dell’Eurozona è divenuto un prestatore di ultima istanza e tra i nuovi compiti assegnati, come si legge sugli organi dei stampa, vi è il sostegno diretto alla Grecia con prestiti da un minimo di 15 anni fino a 30 anni, con un periodo di grazia di dieci e la ricapitalizzazione delle banche, fino agli acquisti sul mercato secondario, in «circostanze eccezionali» e posto il veto della Bce, dei titoli di stato emessi da qualsiasi Paese, non solo quelli aiutati finanziariamente nell’ambito di un piano di risanamento dei conti pubblici concordato con Ue e Fondo monetario internazionale.

Dal vertice europeo sono giunti i complimenti per l’approvazione in tempi record della manovra italiana e per la sua composizione. Nel comunicato si legge: «Accogliamo con favore la manovra sui conti pubblici presentata recentemente dal governo italiano che consentirà di portare il deficit sotto il 3% nel 2012 e di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014». Non sono mancate poi note di colore. Nella trattativa del vertice europeo la Finlandia ha chiesto ad Atene di mettere a garanzia dei prestiti il Partenone e ad ogni italiano che si rispetti sarà subito venuta alla mente la scena del film Totò truffa ‘62, dove Totò voleva vendere la fontana di Trevi al malcapitato italiano di ritorno dall’America.

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