L’ITALIA DI FRONTE ALLA CRISI DELLE BORSE

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it  il 12 agosto 2011

Una ragazza al cellulare con sua madre seduta dietro di me sull’autobus che ci riportava a Roma da Fiumicino parla ad alta voce: «Ah ma’ so’ appena rientrata dal Perù co’ l’aereo. Ma che è sta storia che l’Italia è in crisi?»… no perché in Perù dicevano che l’Italia è in crisi. Ti sei accorta di ‘sta crisi?!», «ha ho capito! …Vabbeh.. è ‘a solita crisi…quella di sempre…». Come darle torto? Come dirle che questa «nuova crisi» è descritta in rapporti finanziari sui tavoli di qualche burocrate europeo e sui grafici altalenanti di borsa di qualche broker? Come spiegarle che nulla è di fatto cambiato da quando ha cominciato il suo viaggio appena pochi giorni fa, ma che oggi le crisi si scatenano e si infiammano in borsa, dove non vi è una rappresentazione della realtà economica di un paese, ma solo una percezione di essa.

L’economia reale segue i ritmi di produzione e di vendita, le sue parabole possono avere margini ristretti, ma non inferiori a quelli del medio termine, nulla cambia da un minuto all’altro, da un giorno all’altro. Le decisioni di investimento hanno effetti pluriennali a volte decennali. Per alcune produzioni, come il turismo, poi, è essenziale l’alternarsi delle stagioni, non delle ore. Nel mondo della finanza invece tutto cambia nel «microistante», si può aprire la borsa con valori positivi, anche fortemente positivi, per poi chiudere con valori rovinosi, si può finanziare un’azienda sanissima e poi far crollare il suo titolo senza una vera motivazione economica nel giro della stessa mattinata. Questo scollamento tra finanza ed economia sembra costituire, ormai, un problema di difficile soluzione.

Se nel mondo della finanza governa l’incertezza e il pessimismo, nella sfera economica, ossia dove i governi possono agire, non si deve dare spazio a eccessi di rigore o di catastrofismo e mantenere il sangue freddo, perché occorre scegliere dove e come incentivare l’economia. Si deve scegliere tra la crescita alimentata ad arte con incentivi che drogano l’economia e alimentano le speculazioni e lo sviluppo armonioso di una economia in cui si muovono poteri pubblici e poteri privati. Si deve scegliere tra sostenere i consumi senza alimentare il consumismo, occorre perseguire la sobrietà nell’economia e non l’austerità nelle decisioni. Difficile trovare il giusto equilibrio, e le dichiarazioni, specie come si suol dire «a mercati aperti», sono macigni e di questi tempi producono ripercussioni spropositate.

È con questa consapevolezza che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha dovuto modulare la sua comunicazione in conferenza stampa di giovedì, dopo il suo intervento alle commissioni riunite di Affari Costituzionali e Bilancio a Montecitorio, e prima dell’incontro confermato con il Presidente della Repubblica, quando ha descritto le sollecitazioni della Bce, la quale, su pressione della Germania, come condizione per acquistare titoli di debito italiani allo scopo di sostenerli nella crisi di fiducia che colpisce tutti i debiti sovrani, ha incalzato il governo nostrano ad anticipare il pareggio di bilancio al 2013 e di inserirlo quale obbligo in Costituzione.

Per seguire i nuovi vincoli europei si è reso necessario ristrutturare la manovra già approvata in tempi record a luglio scorso. La nuova tabella di marcia, come annunciato dal governo già la scorsa settimana, dovrà quindi essere la seguente: il rapporto deficit-Pil al 3,8% nel 2011, per scendere ad un livello tra l’1,5 e l’1,7% nel 2012, fino all’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. Ciò comporterà una minore spesa pubblica di circa 20 miliardi per l’anno prossimo, che si aggiungono ai 5 già previsti dai documenti del governo, prima della «tempesta perfetta» di quest’estate borsistica. Alla riforma dell’articolo 81 di costituzionalizzare il pareggio di bilancio si accompagnerà quella dell’articolo 41 sulle liberalizzazioni.

Le misure allo studio del Governo, che saranno oggetto di decreto da discutere in Parlamento, riguardano la maggiore incisività dei tagli ai costi della politica, la maggiore flessibilità del mercato del lavoro con particolare attenzione alle forme di abuso dei contratti a tempo determinato. Vi è inoltre la possibilità di intervenire sulle pensioni di anzianità e su quelle delle donne nel settore privato. Il rilancio della «lotta all’evasione fiscale» con «forme più forti di contrasto, soprattutto nei casi di omessa fattura o ricevuta». Sul fronte delle entrate, sono possibili «contributi di solidarietà» e la revisione delle aliquote sulle rendite finanziarie, che è comunque già prevista nella legge delega, con una «riduzione dell’imposta dei conti bancari e postali dal 27 al 20% e un’elevazione dell’imposta di tutti titoli finanziari, esclusi i titoli di Stato, da 12,5 a 20%».

Gli impegni assunti dall’Italia sono quindi gravosi: l’anticipo del pareggio del bilancio. Per dare una risposta decisa ai mercati, inoltre, il premier e il ministro Tremonti si sono impegnati a convocare un consiglio dei ministri entro il 18 agosto, forse anche prima. Vista l’urgenza non è escluso che la decisione del consiglio dei ministri possa arrivare già in questo fine settimana, prima che riaprano le Borse. E che non si dica che il Governo non agisce in modo tempestivo!

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