TITOLI DI STATO NEL MIRINO, I CONTI NON TORNANO

di Emanuela Melchiorre pubblicato su www.lafinanzasulweb.it il 1 novembre 2011

Qualche giorno fa l’Autorità bancaria europea (Eba) ha imposto un aumento di capitale alle banche che hanno nei loro bilanci titoli di stato greci, spagnoli, irlandesi, portoghesi e italiani, includendo quest’ultimi di fatto tra i titoli a rischio. È stridente il fatto che non sia stata imposta alcuna ricapitalizzazione alle banche francesi, che detengono ingenti quantità di “titoli tossici”, quelli, per intenderci, rientranti nella categoria di mutui subprime, ossia i titoli spazzatura che hanno provocato la crisi finanziaria del 2007. A quanto pare, oggi si considera rischioso quello che non è mai stato tale, mentre non si considera più rischioso quello che ha ampiamente dimostrato di esserlo.

Alla fine della fiera le banche italiane ne risultano penalizzate, assieme a quelle spagnole, a vantaggio di quelle francesi e tedesche. Il rischio oggettivo è che le banche italiane  diventino il capro espiatorio delle difficoltà delle banche d’Oltralpe. I dati ABI confermano quanto detto. Infatti, secondo l’associazione delle banche italiane, la banca che detiene titoli tossici in maggior misura è proprio la Deutsche Bank (98%), contro le due nostre banche Intesa Sanpaolo (8%) e Unicredit (18%), che ne detengono un modesta misura.

Il discorso è analogo se si guarda all’indebitamento delle banche ai fini di investimento, la cosiddetta leva finanziaria. Le banche italiane, dati Abi alla mano, si indebitano per una cifra pari a 14 volte il proprio patrimonio, contro quelle tedesche che hanno un indebitamento pari a 35 volte o quelle francesi che hanno un indebitamento pari a 30 volte il proprio patrimonio. Il rapporto, quindi, è di 1 a 3 per le banche italiane.

Tuttavia, non saranno né le banche tedesche né quelle francesi a dover essere ricapitalizzate.

Questo stravagante ragionamento, che ha tutta l’aria di essere frutto di spinte speculative, ha già mietuto una prima vittima eccellente: la MF Global Holdings, società americana di brokeraggio, che ha dichiarato fallimento proprio perché non è riuscita a piazzare sul mercato titoli di stato europei considerati di punto in bianco a rischio.

emanuelamelchiorre@lafinanzasulweb.it

2 Responses to “TITOLI DI STATO NEL MIRINO, I CONTI NON TORNANO”

  1. Sono d’accordo dottoressa, credo che dietro tutto ciò di tecnico e di bancario ci sia poco. Credo ci possa essere invece,un strategia che sia tesa all’attaco dell’euro, ma non dell’Italia,credo anche che nel far pagare i conti di questo si sia scela l’Italia eforse per paura della sua strategia autonomista ed individuale nei confronti del mercato di approvvigionamento energetico, dove con canali privilegiati, era riuscita a sostenere l’economia interna senza dover ricorrere alle centrali nucleari e senza essere penalizzata in tal senso in produzione industriale ed autosufficienza energetica. Il tubo sovietico del gas e quello elettrico del Montenegro, quello petrolifero e del gas con la Libia facevano dell’Italia una anomalia europea. Ora dopo la guerra , ora dopo che siamo stati trascinati in una guerra già persa per noi per non poter continuare con Finmeccanica e altre aziende di trasformazione il nostro lavoro iniziato in libia , ora con le imprese le grandi imprese italiane che non hanno più le commesse grandi che avevano, ora che l’Italia non ha più la ledearship di molti lavori da realizzare, ora che l’asse franco tedesco ci ha trascinato fuori dai giochi, i vantaggi competitivi strategici conquistati sullo scacchiere europeo e mediterraneo sono svaniti. La politica estera del governo italiano era stata positiva e dava impulso ,forte impulso e prestigio alla nostra autonomia, addirittura in alcune ore della giornata potevamo vendere energia in sovrapproduzione ,pur se in altri orari la compravamo, ma questo era legato alla borsa del mercato energetico. L’Italia senza centrali nucleari rappresenta e rappresentava prima più di adesso una distinzione non accettata, la valutazione strategica non deve essere fatta nel breve o lungo periodo ma nel lunghissimo periodo, lo smaltimento dei resti delle centrali in essere tutte a ridosso delle alpi ed altrove, costerà nei bilanci di chi le detiene un costo enorme di smaltimento e custodia durerà 24000 anni l’Italia questi debiti non li ha , un sito nel suo complesso da smaltire perchè dismesso costa in media 500 milioni di euro questi debiti occulti nel nostro bilancio statale non ci sono. Vorrei fare un esempio, se una banca viene a conoscenza che un suo cliente affidato potrebbe a breve , e si parla di qualche anno in alcuni casi o decennio in altri, costi non dichiarati o spese da sostenere occulte ma certe , cosa fa congela la linea di credito attenziona la posizione e se nota qualche andamento non lineare nella gestione del rapporto lo pone a rientro, bene questo accadrà ma a chi non certo all’Italia. Questa attenzione al nostro sistema degli investimenti che non guarda come ho letto ai veri rischi che corrono altri sistemi o all’esposizione di bance di Francia Germania rispetto alla Grecia, fanno pensare a voler rendere confusa l’attenzione sul problema. L’italia oltre ad avere posto l’attenzione sull’energia come obiettivo strategico aveva posto le energie anche nella lotta indiscriminata e senza precedenti alla mafia ed alle mafie, per preparare il nostro paese ad una sfida futura alla pari con gli altri paesi europei, cercando di liberare il sud e ponendolo con le infrastrutture alla pari del nord(vedasi l’alta velocità ed il ponte sullo stretto) per poter porre in essere assieme alla riforma della giustizia civile ed alla velocità decisionale della stessa il nostro paese senza barriere negative all’entrata di nuovi investitori stranieri guardando lontano con un piano nazionale di risanamento di ammodernamento di autonomia che avrebbe reso l’Italia una partership non di secondo piano ma di primissimo piano nel contesto eurtopeo. in tal senso si vede l’Europa che blocca il progetto sul ponte,per le conseguenze della crisi economica interna, si nota la reazione del mercato finanziario guidato non si sa da quali mani o menti aggredire l’economia conducendola fino a far pensare che la colpa sia nostra, e altre cose che vorrei capire meglio, l’unica cosa che tutti conosciamo è che le grandi liquidità sono in mano alle aziende che cavalcano non solo l’economia del mercato ma anche l’economia dei favori legata al sistema clientelare che crea un valore aggiunto per se stessa rischiando risorse sociali rosicchiando i margini di profitto destinati al mercato sano, detenendo immoralmete ed immotivatamente una presenza nel mercato del processo produttivo del valore che non si alimenta con i suoi capitali ma che come un parassita toglie energie al sistema sano del paese. Attraverso l’aumento della trasparenza del controllo dei lavori pubblici della lotta al malaffare le società possono sostenere un’economia che nella produzione impiega risorse sane e compete con il mercato in un ambiente che conosce e dove non rischia di affrontare forze competitive inattese ed occulte che albergano a volte nell’economia dei favori. Finalmente questo stava cercando di fare il nostro paese , maggiore trasparenza , maggiore controllo, minore spesa pubblica ingiustificata e non utilizzata solo per leva dell’economia. Altro che deficit interno di governo dell’economia, tutt’altro una politica avviata verso il vedere un ruolo del sistema sociale in ambito alle dinamiche economiche per poter meglio affrantare le crisi sistemiche dell’economia che ciclicamente si affacciano sul mercato.Questo combattendo fortemente le mafie stava facendo l’italia , chiedendo trasparenza nella P.A. ed applicandola con il codice degli appalti e l’agenzia di controllo sui lavori pubblici con il tracciamento dei flussi di pagamento e i provvedimenti da finire di porre in essere, non ultimo l’istituzione dell’agenzia dei beni confiscati al malaffare. SE questo è malgoverno il buon governo ma qual’è.?

  2. […] approfondire consulta articolo originale:  Titoli di stato nel mirino, i conti non tornano Aggregato il   1 novembre, 2011 nella categoria Banche, Comparazione, Mutui […]

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