Ora anche la Merkel teme per i suoi bund

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 24 novembre 2011

Nella seduta di borsa di mercoledì è accaduto l’impensabile! Si fa per dire visto che alcuni lungimiranti analisti avevano previsto anche questo. Comunque sia, i bund tedeschi, ossia il parametro fondamentale in base al quale viene confrontato ogni titolo pubblico in Europa, non hanno trovato pieno collocamento sul mercato.

L’asta dei bund a 10 anni infatti è stata un vero e proprio flop. Dei sei miliardi offerti solo 3,64 miliardi sono andati piazzati, con un rendimento dell’1,98%. Il restante 35% dei titoli messi all’asta è andato invenduto. Quindi dopo la Francia ora anche la Germania sembra vacillare di fronte alle aspettative delle borse o «dei mercati» come impropriamente si suol dire.

Cosa accadrà adesso? i titoli pubblici tedeschi, quelli relativi all’ultima asta non saranno carta straccia, perché in Germania a differenza dell’Italia, la Banca centrale tedesca ha la facoltà di acquistare i titoli pubblici che non trovano collocamento sul mercato. La Bundesbank ha infatti comprato 2,356 miliardi di titoli, un intervento «massiccio». In questo contesto difficile di aspettative altalenanti le divisioni interne all’Eurozona su come uscire dalla crisi stanno mietendo vittime sempre più eccellenti e la moneta unica affonda nelle sue quotazioni che in tarda mattinata erano pari a 1,3383 dollari.  «O ne usciamo insieme o si muore» ha affermato Sarkozy, chissà forse ritenendo che la sua «risatina» non abbia danneggiato solo l’amico Berlusconi, ma abbia fatto più vittime di quello che prevedeva. Notizie negative vengono infatti anche dalla Francia, che rischia di perdere la tripla A di cui beneficia sui mercati finanziari.

E ora che la crisi economica sta bussando alle porte francesi e tedesche l’atteggiamento sembra essere «si salvi chi può». La Merkel non si smuove dalle sue posizioni, dettate da esigenze di consenso elettorale interno. Ossia non concede alcuna apertura sul fronte del potenziamento delle prerogative della Banca centrale europea sulla falsa riga delle caratteristiche e delle potenzialità delle altre due più importanti banche centrali, quella americana e quella giapponese. Né tanto meno la Cancelliera è disposta a permettere la realizzazione degli eurobond. Si tratta di un paradosso, perché proprio la Germania non ha esitato a fare ricorso ieri alla propria banca centrale per acquistare i titoli rimasti invenduti. Tuttavia la sola via praticabile, senza violare i Trattati europei e lo Statuto della Bce, è quella degli Eurobond dotati di garanzie reali per rilevare una parte dei debiti pubblici nazionali. Occorre anche che tali disponibilità finanziarie siano destinati al finanziamento degli investimenti europei. Se all’Efsf, il fondo salva stati, che dispone già di 440 miliardi di euro, si intestassero le riserve auree degli stati membri, come propone il Prof. Quadrio Curzio, si potrebbe aumentare la sua disponibilità oltre i 1.000 miliardi di euro. Una liquidità tale che permetterà al Fondo di acquistare titoli di stato sul mercato primario e secondario. All’introduzione degli eurobond deve contestualmente corrispondere però l’istituzione di un ministero del Tesoro dell’Eurozona al quale i titoli pubblici europei dovranno fare capo. Questa via è quella immediatamente praticabile proprio perché non prevede la modifica dello statuto e dei trattati, che richiedono tempi burocratici e politici lunghi.

Sebbene la Germania sia fortemente contraria, se si vuole realmente tutelare la moneta unica non si potrà prescindere dalla trasformazione della Bce, facendola diventare prestatore di ultima istanza. Diventare prestatore di ultima istanza prevede il potere di stampare moneta. Il timore è la diretta conseguenza di una politica di monetizzazione, ossia l’aumento dell’inflazione nella zona euro, e questo fa riecheggiare ricordi della Repubblica di Weimar, dell’iperinflazione e della politica monetaria disastrosa. Tuttavia, l’inflazione ha un pregio, quello di ridurre il valore relativo dei debiti, pubblici e privati. È anche però un’arma a doppio taglio perché fa diminuire il valore dei crediti e dei beni. Pertanto l’inflazione gioverebbe ai paesi particolarmente indebitati e meno ricchi di beni e lederebbe gli interessi dei paesi manifatturieri e meno indebitati, Germania in testa. Ecco spiegata la riluttanza della Cancelliera.

2 Responses to “Ora anche la Merkel teme per i suoi bund”

  1. Il rimedio all’invenduto nell’asta di mercoledì dei Bund tedeschi è uno solo: alzare i rendimenti. Cosa che noi siamo stati costretti a fare da tempo sui nostri Btp. E’ la legge del mercato: se fatichi a trovare compratori devi alzare l’interesse. Ma i tedeschi non vogliono farlo. Oltre a sentirsi superiori al resto d’Europa hanno pure un complesso di superiorità nei confronti del mercato in quanto tale.
    Sull’opportunità di trasformale l’Eurotower in prestatore di ultima istanza ho qualche dubbio: il discorso fila da un punto di vista logico ma da quello tecnico no. Chi lo dovrebbe decidere? Tutti e 27 i Paesi della Ue? Allora non ci passa più. Ci vorrebbero mesi…
    L’errore è stato commesso in partenza, quando si decise di creare dal nulla una valuta comune senza che vi fosse un governo delle politiche monetarie oltre a quelle per il controllo dell’inflazione. Ora è tardi.

  2. Perché mai l’euro dovrebbe essere in pericolo ? Perché gli stati Europei dovrebbero rischiare il default ? Queste affermazioni in un mondo di buon senso dovrebbero essere affermazioni ridicole, ma ahimè con questo sistema monetario e con l’ottusità o l’ignoranza del mondo politico queste affermazioni potrebbero diventare “ stupidamente “ realtà. Mantenere ancora oggi questo sistema monetario non solo è stupido ma anche criminale. Il Perché è presto spiegato. Tutti gli Stati Europei e i loro cittadini sono molto più ricchi del proprio debito pubblico pertanto tutti insieme sono in grado di garantirlo e pagarlo in un medio periodo con qualche semplice accorgimento che qui di seguito verrà spiegato. Il pagamento di interessi sul debito pubblico non solo non è deleterio, stupido e criminale ma sopratutto non è neanche necessario. Infatti se tutti gli stati si dotassero di un proprio “ Sistema dei Pagamenti Nazionale “ potrebbero non pagare più alcun interesse sul debito pubblico e non sarebbe più necessario emettere ulteriori titoli e sopratutto potrebbero eliminare lo stesso debito pubblico nell’arco di 15/20 anni o qualcosina in più. La domanda di tutti certamente sarà si ma cosa è questo Sistema Nazionale dei Pagamenti e come dovrebbe funzionare? Proviamo a fare l’esempio di come potrebbe funzionare in Italia.
    Tutti i cittadini residenti in Italia sono in possesso di codice fiscale e la stragrande maggioranza è anche tessera sanitaria. Ora se ad ogni codice fiscale o partita iva ( per le imprese o associazioni o altro ) sarebbe abbinata una carta dei pagamenti ( conosciuta ora come carta bancomat o carta prepagata ) tutti potrebbero effettuare dei pagamenti e ricevere accrediti in modo elettronico e tutti i movimenti oltre ad avere una tracciabilità, che consentirebbe da sola ad una maggiore fedeltà fiscale a limitare la corruzione e un pò anche la criminalità. Quindi ogni cittadino società ente associazione o altro deterrebbe la propria disponibilità sulla propria carta dei pagamenti all’interno di questo circuito che sarebbe il Sistema dei Pagamenti Nazionale. Quindi con l’approvazione di una semplice legge che reciterebbe “ tutte le somme giacenti sulle carte dei pagamenti all’interno del Sistema dei Pagamenti Nazionale sono proprietà dello Stato, che tuttavia ne consente al suo legittimo possessore l’uso dell’intera somma in giacenza per qualsiasi sua esigenza “ Questa “ legge “ che a prima vista può spaventare qualcuno è simile all’art 1834 c.c. Che recita :
    -Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria (1272), alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l´osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi (1782). –
    Salvo patto contrario, i versamenti e i prelevamenti si eseguono alla sede della banca presso la quale si e costituito il rapporto.
    (Infatti è grazie a questo articolo del c.c. Che alle banche è consentito di emettere nella stragrande maggioranza dei casi moneta bancaria, ma questo è un’altro argomento. )
    Quindi lo Stato nel suo insieme anche attraverso L’ I.N.P.S gestisce oltre 800 miliardi di euro all’anno ( più della metà dell’intero pil nazionale ) potrebbe effettuare i propri pagamenti direttamente sulle carte dei pagamenti, e accreditare alla scadenza dei vari titoli di credito o anche prima della scadenza ai detentori italiani di questi titoli le somme a loro dovute senza bisogno di emettere altri titoli, perché di fatto, deterrebbe tutta la liquidità dell’intero circuito del Sistema dei Pagamenti Nazionale, Per i titoli detenuti da stranieri, se ne emetterebbero altri con scadenza massima di un anno ma sarebbero collocati solo nel mercato interno, quindi anche questi titoli alla scadenza sarebbero accreditati per le somme a loro dovute sulle rispettive carte dei pagamenti.
    E’ evidente che l’unico vero provvedimento che gli Stati dovrebbero introdurre nello specifico l’ Italia per uscire dalla attuale crisi è quello appena descritto e cioè l’introduzione del Sistema dei Pagamenti Nazionale. Non introdurre questo sistema è stupido e nello stesso tempo criminale

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