Quale futuro per l’Eurozona?

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 29 novembre 2011

 

Il risultato finale del Btp Day, l´iniziativa promossa dall’ Abi (Associazione bancaria italiana) e dai principali istituti bancari del Paese, è stato quello di registrare il record storico degli scambi effettuati in una singola seduta (con 86.681 contratti e un controvalore pari a oltre 2 miliardi e 700 milioni di euro). Lo ha annunciato Borsa italiana precisando che di questi, 80.962 contratti e 2.594.000.000 euro sono stati scambiati sui Titoli Governativi Italiani. E’ un segnale evidente di contrasto alla speculazione internazionale, che dalla scorsa primavera ha tempestato incessantemente i titoli del debito pubblico italiano. Lo scopo di questi attacchi speculativi, evidentemente, mira alla fine dell’euro, passando per la crisi dei debiti sovrani.

Intanto però l’agenzia di rating Moody’s è tornata all’attacco ed ha lanciato il suo allarme: «Rischio default multipli in Ue». E nel frattempo voci non confermate e allarmanti si intensificano intorno alla notizia che la Bundesbank stia stampando nuovamente moneta e la moneta di cui si tratta è naturalmente il marco tedesco. Sembrerebbe cioè che la Germania si stia preparando al piano B: se l’euro non si salva, almeno occorre esser pronti a far circolare moneta contante e anticipare così i costi vivi e diretti del fallimento monetario. Nel frattempo gli Usa e i vertici Ue si sono riuniti ed hanno ribadito il loro impegno ad assicurare stabilità finanziaria. In realtà, in questa sede Obama ha lanciato una severa critica a José Manuel Barroso, il presidente della commissione europea, e a Herman Van Rompuy, il presidente della Ue.

Per il presidente americano è incomprensibile come possa esistere una moneta unica, emessa da una banca centrale unica e che circola per un gran numero di paesi, però priva di una garanzia della banca centrale di ultima istanza. Indubbiamente non è il pulpito migliore da dove deve venire una critica del genere visto che l’attuale crisi finanziaria globale in realtà si è originata proprio negli Stati Uniti, e che le banche americane, anche se non le uniche, sono ancora piene di titoli «tossici» e che la fabbrica dei «derivati» che ha le sue principali sedi proprio negli States, continua a lavorare a pieno regime (come si legge in un sagace articolo di Vitangeli.

Tuttavia la critica, sebbene posta dal pulpito meno convincente, è sicuramente da accogliere proprio per la sua importanza e la sua essenzialità. Una moneta comporta dei rischi che ricadono sui paesi che rappresenta e questo significa che la banca centrale che la emette deve anche prendersene carico e deve essere in grado di difendere tale moneta dalla aggressività dei mercati. Mentre il presidente americano tirava per la giacchetta i vertici europei, l’Ocse dichiarava che secondo le sue stime preliminari il Pil italiano segnerà un calo dello 0,5% nel 2012, la cosiddetta recessione tecnica. L’organizzazione afferma che la «ripresa economica in Italia ha perso slancio» e per questo il nuovo governo deve «attuare pienamente» il programma che i predecessori hanno indicato per «equilibrare il bilancio nel 2013» e «assicurare progressi verso la sostenibilità delle finanze pubbliche». Secondo l’organizzazione parigina bisogna inoltre che il Paese integri le misure con «importanti riforme strutturali per stimolare la crescita», perché «la disoccupazione aumenterà e la crescita dei salari sarà moderata», senza contare l’inflazione che subirà «l’impatto dell’aumento dell’Iva». Indubbiamente le tensioni dal lato della domanda non gioveranno alla crescita del paese e l’inflazione indotta dalle maggiori imposte aggraveranno la situazione. Secondo i dati della Commissione europea (gli stessi che non prevedono il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013), dal 1993 al 2013 la somma a valori correnti di tutti gli avanzi primari dell’Italia supera gli 800 miliardi, mentre il dato della virtuosa Germania è meno della metà. Quindi l’Italia deve fare di tutto per onorare i suoi impegni anche perché, peggiorando gli altri paesi, emergeranno sulla distanza le nostre migliori intenzioni. Ebbene i conti pubblici tengono, grazie al lavoro intrapreso dalla precedente maggioranza, il pareggio di bilancio sarà raggiunto nel 2013. C’è tuttavia lo spettro della recessione. Più che la tutela del debito pubblico il problema essenziale dell’Italia è la mancata crescita.

Se si crescesse a ritmi sostenuti tutti i nodi del debito e delle entrate pubbliche si scioglierebbero proprio grazie alla produzione di maggiore ricchezza, si allenterebbero le tensioni sociali date dalla disoccupazione e gli stipendi crescerebbero a ritmo adeguato al tenore di vita. Attendiamo che il governo di emergenza renda finalmente note le «sorprendenti misure» di sostegno all’economia, come le ha definite la Merkel non molti giorni fa. Dal contenuto delle misure previste si giudicherà il governo tecnico e di emergenza dell’ex commissario europeo Monti. Da come approccerà alla crisi economica e soprattutto da quanto pesante sarà la mano che il governo metterà nelle tasche dei cittadini. Intanto una buona notizia.

Il Fmi ha smentito che ci siano stati contatti con Italia, come dichiarato da La Stampa, per il piano di aiuti all’Italia di 600 miliardi di euro. A quanto pare non c’è ancora stato alcun commissariamento e nessuna delega di politiche di sviluppo a organismi internazionali. Per ora il Bel paese ha rinunciato temporaneamente al proprio diritto di voto, ma non ha ancora abdicato alla propria rappresentatività.

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