ATTESE SULLA MANOVRA DI NATALE

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.it.ibtimes.com il 4 novembre 2011

Il tempo stringe. Monti non può presentarsi di certo al Consiglio europeo dell’8-9 dicembre a mani vuote, occorre quindi fare in fretta e cominciare a fare bene i “compiti a casa”, come lui stesso ha affermato. Si è appena concluso il Consiglio dei ministri e stanno giungendo in conferenza stampa i risultati dei suoi “compiti”. È evidente che sarà una partita importante che Monti dovrà giocarsi con la classe dirigente europea. E i suoi “compiti a casa” potrebbero non bastare, poiché ci sono anche le misure che deve  adottare l’Europa per stabilizzare la situazione finanziaria dell’euro e risolvere i problemi dei debiti sovrani.

Imprevedibili saranno gli esiti del Consiglio europeo del 9 dicembre. Si arriverà a un accordo intergovernativo, anche tra Paesi più “virtuosi” e paesi meno “virtuosi”? Si riuscirà a ripristinare una governance europea che potrà o meno preludere a una riforma dei Trattati? È evidente che al centro della questione ci sarà il consolidamento dei bilanci degli stati e nuove regole di austerity da rispettare. Forse si potrà assistere ad un cambiamento possibile del ruolo della Bce, tale che la banca centrale diventi finalmente un prestatore di ultima istanza, come lo sono già le altre principali banche centrali. Questo si che sarebbe un provvedimento incisivo, tale da “convincere finalmente i mercati”, come si suol dire.

In linea di principio, nulla impedirebbe alla Banca centrale di divenire di fatto già un prestatore di ultima istanza, poiché nulla le impedisce di intervenire sul mercato dei bonds sovrani fino ad un livello che essa ritenga necessario. Ciò darebbe in ultima analisi una maggiore credibilità al cosiddetto Fondo Salva-Stati. Il rischio maggiore, tuttavia, sarebbe che un atteggiamento simile e una evoluzione della BCE possa produrre effetti di “moral hazard” da parte degli Stati membri, ossia incentivi ad una maggiore spesa pubblica a fronte di un debito crescente e garantito. Tale rischio però è scongiurato dal fatto che sempre più pressante sta diventando l’imposizione di regole vincolanti sulle politiche di bilancio degli Stati membri da parte del direttorio europeo.

Proprio per assecondare simili influenze europee il 30 novembre scorso la Camera ha inserito l’obbligo del pareggio del bilancio nella Costituzione italiana. Non si tratta di una decisione risolutiva dei mali del paese e della sua economia. Poiché prima di tutto è regola già contenuta nella Costituzione nell’articolo 81. Oltre che rappresentare un limite non inedito, il pareggio di bilancio potrebbe risolversi in un limite inutile e dannoso per il fatto che rappresenta una semplice regola ragionieristica, che non pone alcun margine né alle spese né al prelievo fiscale, poiché a fronte di una spesa crescente il pareggio viene comunque garantito da un aumento della pressione fiscale.

Proprio questo aspetto sembra essere quello che più di ogni altro sta caratterizzando la manovra da 24 miliardi che il governo Monti così come si è delineata dalle indiscrezioni e dalle informazioni che si sono composte grazie ai twitter degli “addetti ai lavori” che si sono freneticamente alternati per tutto il pomeriggio. La manovra, da un primo sommario esame, sembra ancora molto sbilanciata verso l’aumento dell’imposizione fiscale e deludente da un punto di vista strutturale, poiché non sembra affrontare, e di conseguenza risolvere, i problemi strutturali del nostro settore pubblico.

In particolare, ci si aspetterebbe, da un governo composto da tecnici, e in quanto tali immuni dalle conseguenze non solo del giudizio dell’elettorato ma anche dalle relazioni politiche e personali che intimamente seguono e indirizzano le politiche dei governi, un drastico taglio ai costi della politica e della spesa pubblica corrente, a cominciare dalla riduzione se non dalla eliminazione delle provincie di napoleonica memoria, spesso promessa e mai attuata da alcun governo, con una conseguente riduzione di poltrone e stipendi; si potrebbe continuare con l’accorpamento dei comuni piccoli, risparmiando quindi sul numero dei sindaci, degli assessori, dei consiglieri, dei consulenti e dei segretari comunali e con il taglio del numero delle comunità montane, specie quelle di pianura. Si potrebbe poi passare alla soppressione di enti pubblici e di vecchi rami secchi del vasto apparato amministrativo dello stato. E infine, last but not least, si potrebbe abbassare il rapporto tra i rappresentanti e i rappresentati in Parlamento. In Italia infatti un senatore rappresenta circa 190.000 abitanti e un deputato ne rappresenta poco meno di 100.000. Negli Stati Uniti il numero dei senatori è di 100 e quello dei deputati è di 435, vale a dire che un senatore americano rappresenta circa tre milioni di persone e un deputato ne rappresenta quasi 690.000.

Questa manovra economica rappresenta il primo vero banco di prova del nuovo governo, ed è sulla base delle “sorprendenti” misure che si appresta a varare, così come sono state definite dalla Cancelliera Angela Merkel, che verrà giudicato, anche se non politicamente, dall’opinione pubblica italiana. Non si può dimenticare che questa manovra giunge dopo due precedenti manovre varate dal precedente governo Berlusconi, quella di inizio luglio, approvata in breve tempo dal Parlamento, e quella di agosto, divenuta legge in settembre, che già hanno inciso sui bilanci delle famiglie italiane.

One Response to “ATTESE SULLA MANOVRA DI NATALE”

  1. LAVORO: BACCINI, BENE CAMUSSO, PRECARI SIANO PAGATI DI PIU’

    (ANSA) – ROMA, 20 DIC – “Condivido il pensiero delLa
    segretaria della CGIL, Susanna Camusso, quando sostiene che i
    lavoratori precari debbano, in termini di retribuzione oraria
    del lavoro, percepire di più rispetto ai lavoratori con
    contratto a tempo indeterminato”: lo afferma Mario Baccini,
    presidente dei cristiano popolari del PdL.
    “Dato il sostanziale azzeramento della crescita del PIL il
    lavoro precario diventa necessario per la dinamicità del mercato
    del lavoro per la formazione e il ricambio generazionale dei
    lavoratori. Non condividendo in toto la realtà del precariato,
    che non garantisce quella stabilità necessaria ai giovani, alle
    coppie e alle famiglie per progettare un futuro, ma analizzando
    la realtà si avvisa la necessità che almeno questa situazione
    possa essere bilanciata da un maggior compenso”.
    “Per il bene dell’Italia – conclude Baccini – ritengo oggi
    più che mai necessario aprire un confronto, non ideologico, con
    le parti sociali sui temi del lavoro e dello sviluppo
    economico”.
    (ANSA).

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