Quale sarà il destino della Grecia?

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 7 febbraio 2012

Durante la conferenza stampa di chiusura dei colloqui svoltisi a Pechino tra il leader della Repubblica popolare Wen Jiabao e la Cancelliera tedesca Angela Merkel, il Premier cinese ha affermato che il suo paese è pronto a «essere coinvolto di più nelle iniziative messe a punto per risolvere la crisi dell’Europa», «alla luce dell’urgenza della situazione». L’Europa, d’altronde, è il principale mercato di esportazione della Repubblica popolare e da essa provengono in larga parte le tecnologie che la Cina importa e di cui ha bisogno per fortificare il suo sviluppo industriale.

Pechino, secondo le dichiarazioni del premier cinese, sta concretamente valutando l’ipotesi di aumentare la propria partecipazione al Fondo salva Stati e al Meccanismo europeo di stabilità. In realtà nulla di nuovo sotto il sole considerato che in passato la Cina aveva più volte assicurato di essere pronta a sostenere le economie del Vecchio Continente, considerate nel loro insieme un «importante pilastro dell’economia mondiale», senza però che alle parole siano seguiti i fatti.

Sebbene quindi tali dichiarazioni debbano essere considerate dall’opinione pubblica con il dovuto scetticismo, un effetto lo hanno già prodotto. Un Paese emergente si ritiene oggi all’altezza di sostenere un continente di vecchia economia matura. Questo la dice lunga se non sulla effettiva fragilità della economia europea, sulla sua reputazione a livello internazionale. Una reputazione messa costantemente sotto osservazione da società di rating non inclini a giudizi favorevoli e il più delle volte discutibili.

Il nuovo Fondo salva-Stati (Esm) che è stato varato in questi giorni non ha contribuito a ricostruire il deficit di reputazione; tutt’al più, per il processo stesso di formazione del fondo, lo ha reso ancora più fragile. Le continue discussioni in seno all’Europa fino ad ora hanno evidenziato una divisione politica forte. Tuttavia, sembra sia giunto al termine il processo di formazione di questo fondo, con una disponibilità inziale di 500 miliardi di euro. Potremo assistere alle prime azioni, attraverso tuttavia complessi meccanismi, non prima della prossima estate.

L’Esm si configura come una sorta di Fondo monetario internazionale a livello europeo che dovrebbe metterci se non altro al riparo dalle politiche di risanamento del Fmi, il quale ha dimostrato in passato di saper imporre politiche di risanamento prevalentemente dannose per i paesi in crisi costretti ad applicarle. L’Esm non è la panacea di tutti i nostri pericoli e problemi. È un passo avanti verso una giusta direzione, è un istituto che si affiancherà alla Banca centrale europea, la quale non è ancora un prestatore di ultima istanza, ma che, grazie proprio al fondo salva Stati, potrà agire quando necessario a garanzia dell’economia del paese europeo in crisi.

Non per la Grecia però. Il Paese potrebbe essere perduto e sebbene non esista una procedura di espulsione dall’area dell’euro, tutte le politiche europee di risanamento del Paese sono sembrate volte a facilitare e ad abbreviare il periodo di permanenza della Grecia all’interno dell’area monetaria. Il ritorno alla dracma potrebbe essere probabile con tutti i costi di conversione monetaria che comporterà. La bancarotta greca sarà ufficiale il prossimo 20 marzo, data di scadenza obbligazionaria di 14,4 miliardi di euro di debito. Qualcuno si è però messo in salvo. Sembrerebbe infatti che dal 2009 a oggi, i greci abbiano prelevato dai loro conti corrente 65 miliardi di euro, secondo i dati ufficiali annunciati dagli organi di stampa lo scorso venerdì al Parlamento da Evangelos Venizelos, il ministro delle Finanze greco. Sempre secondo il ministro, 16 miliardi di euro hanno seguito i canali legali che portano ai conti esteri. Il resto è stato tesorizzato al di fuori del circuito bancario greco, forse sotto qualche mattone, e in parte è stato trasferito illegalmente verso la Germania e la Svizzera, per un totale del 20% circa del Pil greco.

Non tutti sono però catastrofisti. Secondo l’Association of Greek Tourism Companies (Sete) durante il periodo gennaio-settembre 2011 il fatturato dell’industria turistica ellenica ha avuto un record ed è salito del 10,4%, raggiungendo i 9,3 miliardi di euro rispetto agli 8,5 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente, con un incremento del 13,6%. Inoltre, per quest’anno è atteso un altro aumento record, mosso dal flusso di turisti russi, cresciuto dell’88% l’anno scorso e in grado di bilanciare il calo di turisti europei. La Sete, in un suo studio, ha ribadito la sua visione positiva. Il ritorno alla dracma, secondo l’Associazione delle agenzie trasformerebbe la Grecia in un Paese a saldo tutto l’anno, farebbe impennare i flussi turistici di tutte le fasce di budget e il settore conoscerebbe una evoluzione mai sperimentata prima. A parte sprazzi di cinico ottimismo, la situazione generale europea sembra essere tra le più critiche. L’accordo fiscale ha di fatto sancito un’Europa a molte velocità. Venticinque Paesi hanno firmano il «Fiscal compact», mentre la Gran Bretagna si è tirata fuori così come la Repubblica Ceca.

Le politiche di austerità imposte dalla Germania porteranno alla recessione tutti i paesi dell’eurozona se non controbilanciate da misure per la crescita e risposte serie ed efficaci. L’unica politica che sembra sortire effetti positivi e che sta diradando, anche se di poco, le nubi all’orizzonte dell’euro è quella monetaria del governatore Draghi, che alla guida della Bce ha prestato alle banche dell’Eurozona, specialmente a quelle italiane e a quelle spagnole, una liquidità pressoché illimitata, al costo dell’1% per tre anni.

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