Benzina, prezzi e liberalizzazioni: l’opinione di Alessandro Zavalloni (Fegica-Cisl)

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.finanzaeinvestimenti.it il 21 febbraio 2012

Il prezzo finale della benzina e le quotazione di mercato del greggio spesso hanno oscillazioni contrastanti. La tendenza dei due prezzi molte volte diverge: se nel mercato del brent il petrolio scende, ad esempio, il prezzo del distributore sotto casa tende comunque a crescere. Nonostante la filiera dei carburanti sia una filiera lunga e, come noto, le informazioni contenute nei prezzi, all’allungarsi della filiera, diventano via via più opache, apparentemente tale divergenza non ha giustificazioni logiche. Vogliamo chiedere spiegazioni ad Alessandro Zavalloni, segretario nazionale di Fegica e insider ben informato del mercato dei carburanti.

Dottor Zavalloni vogliamo cominciare a chiarire alcune questioni fondamentali riguardo alla struttura della proprietà dei maggiori soggetti che agiscono lungo la filiera del mercato dei carburanti?

C’è da dire che nel mercato italiano il settore petrolifero ha una integrazione verticale particolarmente ripida. I soggetti principali in Italia sono i marchi più noti che si vedono per strada , Eni, Esso, Q8, Tamoil, Gruppo Api-IP, Erg ecc..

Questi soggetti (in tutto sono sette) rappresentano un oligopolio e indubbiamente godono della loro posizione dominante. Sull’abuso di una posizione dominante si può anche discutere, ma che essa esista non c’è alcun dubbio. Infatti le sette imprese major costituiscono l’intera industria petrolifera in Italia e sono in grado di controllare tutta la filiera, poiché controllano tutto il processo produttivo e distributivo, dal momento in cui il prodotto arriva o viene comunque raffinato in Italia al momento della distribuzione al dettaglio.

Non sono quindi solo importatrici o raffinatrici in Italia, ma hanno anche il controllo del deposito e dello stoccaggio, il trasporto primario e secondario fino alla stazione di servizio e finanche al serbatoio dell’automobilista. Tali compagnie petrolifere hanno la proprietà del 60% dei punti vendita attualmente esistenti in Italia (che nel totale sono all’incirca 25.000), e questa è una anomalia tutta italiana, poiché nel resto d’Europa la situazione è differente.

Ciò non basta, in realtà esse sono in grado di controllare in forma rigida anche una porzione significativa del restante 40% dei distributori, poiché quest’ultimi, i distributori “no logo”, sebbene siano soggetti indipendenti, sono convenzionati sempre con gli stessi fornitori dei distributori “logo” ossia di quei distributori che espongono i colori e il logo del fornitore. Tirando le somme i maggiori gruppi petroliferi italiani controllano, direttamente e indirettamente, fino al 90% dei punti vendita.

E in che proporzione le decisioni dei grandi gruppi petroliferi incidono sul prezzo finale di mercato? Non è tutta colpa delle accise quindi…

Sì, le tasse sono una parte importante come quella dei petrolieri. Quelli che partecipano in misura minore al guadagno per così dire e hanno un margine discrezionale praticamente nullo sulla formazione del prezzo sono, quindi, solamente i distributori finali. Le illustro le proporzioni in termini assoluti di prezzo, così ci capiamo meglio.

Su 50 euro di benzina ai petrolieri vanno 19,68 euro, secondo le nostre elaborazioni sui dati del Ministero dello sviluppo economico. In tasse, tra iva e accise varie si pagano 29,24 euro. il restante va al distributore finale. Le proporzioni sono pressoché uguali se guardiamo al gasolio.

Questo significa, calcoli alla mano, che le grandi compagnie petrolifere, i petrolieri come li chiama lei, partecipano per il 39,4% al prezzo della benzina, mentre il 58,4 % va in tasse. Ai distributori rimane appena il 2,2% del prezzo della benzina. È chiaro, a questo punto, che non sono i distributori a determinare il prezzo di vendita. Ma se i distributori indipendenti si riforniscono dagli stessi fornitori dei distributori logo, come fanno a praticare prezzi differenti, spesso più bassi anche di 10 centesimi al litro?

Questi impianti no logo, chiamate “pompe bianche”, dove rientrano anche i supermercati, stanno avendo adesso una certa diffusione e stanno acquistando maggiore peso sull’opinione pubblica. Prima di tutto c’è da dire che le pompe bianche sono spesso collocate vicino ai punti di approvvigionamento, e non hanno una diffusione capillare sul territorio. Questo permette loro di avere dei costi di gestione ridotti rispetto alla distribuzione tradizionale e possono proporre già per questo aspetto un prezzo differente al consumatore finale. Sono ancora poco diffusi, costituiscono appena il 10 % della intera distribuzione nazionale ed hanno un “microbacino” di riferimento. Tuttavia si stanno diffondendo.

L’aspetto rilevante della distribuzione no-logo è che questi soggetti si riforniscono dagli stessi fornitori che riforniscono i canali distributivi “logo”, ma su di un libero mercato, ossia accedono a quel luogo di contrattazioni che noi chiamiamo “extra-rete”, per differenziarlo dal mercato “rete”, ossia dalla stretta integrazione verticale produttore-distributore.

Sul libero mercato agiscono quindi sempre gli stessi produttori, ma in regime di concorrenza tra di loro. Nel circuito rete invece non c’è alcuna concorrenza e il regime dei contratti di fornitura è strettamente imbrigliato. È il produttore, per intenderci, che in quel caso stabilisce il prezzo. Nel libero mercato il prezzo si stabilisce dall’incontro tra domanda e offerta.

Ora, il libero mercato come detto è ancora una fetta molto piccola del mercato dei carburanti in Italia. E qui veniamo al dunque e alle richieste che noi stiamo facendo all’attuale governo, così come abbiamo fatto anche nei confronti del precedente governo.

Sono quindi le tipologie contrattuali che regolano i rapporti tra i proprietari/fornitori e i gestori il cosiddetto “collo di bottiglia”?

Sì, esattamente. E per superare tale collo di bottiglia noi del Coordinamento Nazionale Unitario dei gestori di Faib Confesercenti e Fegica Cisl abbiamo elaborato, a febbraio dello scorso anno, e presentato in Parlamento una proposta di legge di riforma che ha già avuto l’adesione di numerosi parlamentari. Prevede prima di tutto il superamento dell’obbligatorietà del vincolo di fornitura in esclusiva imposto ai gestori, dietro adeguata compensazione degli investimenti effettuati dal proprietario contemplata all’interno degli accordi economici e, allo stesso tempo, l’obbligo di esporre esclusivamente il prezzo praticato, vietando la giungla dei cartelli di sconto che ingannano i consumatori.

La proposta di legge prevede altri importanti elementi: si propone la creazione di un organismo centrale di stoccaggio per garantire libertà di approvvigionamento a tutti gli operatori; la creazione di un mercato all’ingrosso, con la pubblicazione di listini almeno settimanali, quale fonte ufficiale della quotazione, caratterizzata da terzietà e pubblicità anche allo scopo di avere un elemento di raffronto con la “quotazione platt’s”, assunta finora come riferimento indiscusso.

Emanuela Melchiorre

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