Un patto per la crescità?

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.ragionpolitica.it il 2 marzo 2012

Si è mostrato soddisfatto il presidente del Consiglio Mario Monti, al termine della riunione del Consiglio europeo a Bruxelles per quanto riguarda le misure per la crescita. Il premier ha voluto dare enfasi al fatto che «per un rafforzamento della governance dell’Unione economica e monetaria non bastava avere un rafforzamento dell’Unione monetaria, ma occorre un’adeguata governance dell’Unione economica in quanto tale […]. Governance economica vuol dire governance dell’integrazione». Ha poi aggiunto Monti, che «per la prima volta da due anni a questa parte il Consiglio europeo non è stato dominato dalla crisi finanziaria ma finalmente è stato dedicato alla crescita e all’occupazione».

Dopo la firma di 25 leader europei, che hanno dato così il via al Fiscal Compact, ossia al patto di bilancio che prevede che i paesi Ue s’impegnino ad avere il deficit sostanzialmente in equilibrio, con un valore massimo dello 0,5% rispetto al pil e con sanzioni semiautomatiche per deficit superiori al 3%, l’Europa dovrà cominciare a definire un «Economic compact», ha detto Monti, ossia un patto per le riforme economiche per la crescita e l’occupazione.  Per Monti, quindi, oggi sono stati fatti «passi in avanti significativi» poiché non si è parlato solamente di spread o Psi, ossia del coinvolgimento del settore privato nel salvataggio della Grecia.

Secondo il premier durante la riunione a Bruxelles è stata stabilita «un’agenda concreta con impegni precisi». Il nuovo orizzonte di crescita quindi prevede anche il rafforzamento del fondo salva-Stati che sarà discusso a fine marzo. L’annuncio dei lavori sull’Economic compact segue le linee della lettera a 12 firmatari voluta da Monti, alla quale mancavano però le firme proprio di Berlino e di Parigi, inviata ai vertici Ue i cui contenuti sono stati recepiti nelle conclusioni del vertice. Se è vero che l’imperativo ora per l’Europa è quello di tornare a meritare la fiducia degli investitori nel settore bancario europeo e quello di assicurare il flusso del credito verso l’economia reale, questo può avvenire non solo «con il rafforzamento del capitale delle banche e, dove richiesto, con misure per sostenere l’accesso delle banche ai finanziamenti», come già la Banca centrale europea ha provveduto a fare.

L’allentamento della pressione dei mercati finanziari, dovuta appunto all’iniezione di liquidità della Bce alle banche, ha permesso una vasta discesa degli spread.  Immissione di liquidità nel sistema non è l’unica via da percorrere in questo momento, poiché l’atteggiamento delle banche che ricevono una simile disponibilità a tasso agevolato potrebbe semplicemente essere quello di rivolgersi nuovamente sul mercato dei titoli, specialmente di quelli del debito pubblico, e riassorbire la liquidità, prima di averla immessa nel circuito dell’economia reale, a discapito di crescita e di occupazione.  Quali saranno quindi gli effetti della girandola di trattati firmati e in via di elaborazione a Bruxelles  è difficile da prevedere, intanto la Merkel infatti si complimenta per i tassi e lo spread in calo per l’Italia, mentre Monti si congratula con la cancelliera per il raggiungimento del Fiscal Compact, da lei fortemente voluto.

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