Monti incontra la Merkel

È stata una giornata densa di impegni quella di martedì per il nostro primo ministro Monti. La mattina si è dovuto recare a Bruxelles, dove si è riunito l’Ecofin, per parlare da un lato del riassetto del debito della Grecia, ormai argomento all’ordine del giorno di innumerevoli incontri europei, dall’altro dei tempi di ratifica del «Fiscal Compact», argomento quest’ultimo che ci riguarda di gran lunga più da vicino.

Sebbene il presidente del consiglio Monti abbia richiesto tempi brevi per la ratifica dell’accordo fiscale, questa non potrà prescindere da un adeguato dibattito. Con il fiscal compact infatti ci impegniamo in una strategia deflazionistica non priva di possibili effetti recessivi, fino a quando il rapporto tra debito e Pil avrà raggiunto il 60%. È un percorso lungo e faticoso, specie se si considera che l’attuale rapporto è del 120%. Una ratifica affrettata potrebbe essere politicamente un passo falso, specialmente in seguito ai recenti sviluppi di politica estera che hanno visto il nostro Paese camminare sulla soglia del grottesco. Nonostante gli sforzi mediatici, infatti, la politica estera non sembra essere il forte dell’attuale governo. Nella vicenda dei nostri «marò» in prigione in India, il Sottosegretario in missione non è riuscito a cavar un ragno dal buco. Riguardo infine alla vicenda dell’inquietante blitz britannico in Sudan, non si sono udite repliche o proteste adeguate da parte di alcun esponente del governo. Solo il Capo dello Stato ha dato il giusto risalto all’affronto che ha subito il nostro Paese, oltre che al danno gravissimo della perdita della vita dell’ostaggio. Nonostante ciò la reputazione di Monti quale tecnico è in ascesa.Dal quotidiano Le Monde, infatti, arriva la candidatura alla guida dell’Eurogruppo al posto di Jean-Claude Juncker, che è giunto alla fine del suo mandato.

L’incontro con la Merkel, già in agenda negli ultimi mesi e più volte rimandato anche all’ultimo minuto, cade questa volta in un momento giusto. Il messaggio del Professore nei confronti della Cancelliera è stato quello di spingere sulla crescita economica. Se il fiscal compact è un risultato tutto tedesco, perché espressione del rigore imposto dalla Merkel, ora è infatti il tempo di guardare alla crescita economica, con il c.d. «economic compact», ossia è tempo di considerare misure adeguate per la crescita evidenziate nella recente lettera di Monti all’Europa, che preveda qualche beneficio per i consumatori.

Necessario e non sufficiente, tale accordo dovrà essere questa volta ritagliato sulle necessità del nostro Paese, che vede i consumi in frenata e una recessione «tecnica» già cominciata, come l’Istat ha certificato. Ma non solo. Occorre considerare anche che il Paese deve recuperare produttività del sistema economico. Le grandi liberalizzazioni, sono un altro aspetto del problema, ma non quelle dei farmacisti o dei tassisti. Occorre considerare le liberalizzazioni reali, quelle relative alle infrastrutture. Poiché non siamo un’isola, è necessario ideare e poi realizzare progetti comuni europei, avvalendosi magari del Fondo salva-Stati oggetto di continue discussioni sull’entità dei suoi finanziamenti.

Il Fondo salva-Stati dovrebbe sostenere non solo i paesi piccoli in difficoltà, ma essere prima di tutto il fondo che realizza gli investimenti comuni europei. Se la Merkel ha detto in conferenza stampa che «il mondo ci chiede come sarà la nostra Europa», la risposta dovrà giungere dall’Europa nel suo insieme e in particolare dovrà prevedere un progetto di crescita economica armoniosa. L’atteggiamento autarchico tedesco e francese che ha caratterizzato la gestione della crisi economica attuale non dovrà ripetersi nel prossimo futuro. Se la crisi oggi non fa più paura, come qualche mese fa, come sostiene Monti in conferenza stampa, questo non significa che occorre abbassare la guardia, mentre è il momento di investire proprio nel futuro cominciando dalle infrastrutture e dalla produttività del lavoro.

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