CARTA STAMPATA VS NUOVI MEDIA: INTEGRAZIONE E NUOVI MODELLI DI BUSINESS

di Emanuela Melchiorre

pubblicato su www.lafinanzasulweb.it il 5 giugno 2012

A 15 anni dall’ inizio dell’era digitale, nella stampa sembra ancora dominare la ”cultura dell’inerzia”: fino ad ora l’industria della notizia si è mostrata in ritardo nel suo adattamento alle nuove tecnologie e culturalmente legata a modelli comunicativi e di business obsoleti. Tanto è vero che non è stato ancora elaborato un modello di businessvincente. L’ industria dei quotidiani è paralizzata da numerosi ostacoli. Il principale è che quella parte dei giornali che cresce, il digitale, continua a produrre solo una piccola parte dei ricavi, mentre la parte che si sta restringendo, la stampa, produce ancora il grosso dei ricavi. Una sensazione molto diffusa è che dopo 15 anni di transizione digitale, i dirigenti editoriali sentono di essere ancora ai primi passi nella definizione di un modo con cui andare avanti.

Le best practices che possono essere attualmente osservate sono molto poche: vi è quella pioniera del Wall Street Journal, che dall’11 maggio 2009 è diventato completamente a pagamento anche nella sua versione digitale; quella del New York Times che il 22 luglio dell’anno scorso ha lanciato il suopaywall (contenuti a pagamento), seppur tra molte polemiche. In Europa solamente Springer, l’editore della Bild Zeitung, il più diffuso quotidiano tedesco ed europeo, e il Süddeutsche Zeitung hanno optato per l’accesso a pagamento alle notizie.. Il risultato del cambio di rotta del prestigioso quotidiano statunitense dalla scorsa estate, per i vari livelli d’accesso alle notizie è stato quasi mezzo milione di abbonamenti. Certamente il successo delle sottoscrizioni digitali è indiscutibile e fa del giornale di New York il secondo quotidiano statunitense per numero di abbonamenti digitali, alle spalle del The Wall Street Journal che vanta oltre 537mila sottoscrizioni. L’andamento nel lungo periodo degli introiti dal digitale è egregiamente illustrato dal grafico realizzato da Alan D. Mutter che mostra quanto sia ancora difficile che il digitale possa compensare la perdita di introiti pubblicitari e da abbonamenti verificatasi in questi ultimi anni.

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il blog di giornalismo economico e finanziario di Emanuela Melchiorre

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