NO MONTI DAY: QUANDO LA GENTE COMUNE FA PAURA AL POTERE

Un silenzio assordante ha accompagnato l’organizzazione del no Monti day, promosso da varie associazioni di cittadini e organizzazioni sindacali di base, senza l’ausilio dei grandi mezzi di comunicazione di massa, ma forti della passione degli organizzatori, del passa parola su internet e dell’enorme potenza di penetrazione dei social network.

Se infatti sui giornali non si trovava nei giorni e nelle settimane precedenti alla marcia neppure una riga su quella che si annunciava essere una grande manifestazione di protesta contro un governo che, seppur non votato da nessuno ha l’appoggio dei principali partiti politici di destra, di centro e di sinistra, nelle pagine di facebook nei forum e su twitter la notizia rimbalzava e si moltiplicavano gli appelli alla partecipazione.

Appelli che sono stati ascoltati, perché l’iniziativa si è rivelata un clamoroso successo, ben al disopra di ogni aspettativa, portando decine e decine di migliaia di cittadini in piazza, senza i poderosi mezzi dei partiti che, grazie a rimborsi elettorali miliardari, hanno a disposizione strutture mastodontiche, uffici stampa efficientissimi e megafoni in tutte le principali testate. Nonostante ciò i partiti politici non riescono più da tempo ad attirare un’autentica partecipazione popolare.

In base a quanto appena detto questo successo di mobilitazione democratica appare ancor più una notizia da prima pagina, ma al momento si leggono solo trafiletti che enfatizzano il lancio di qualche uovo e un paio di scritte aggressive. Evidentemente le migliaia di persone che sono andate a protestare e a chiedere un futuro diverso non hanno diritto di cittadinanza sui giornali e sulle tv.

Un copione peraltro non nuovo, se si pensa che il trionfale tour della Sicilia di Beppe Grillo é stato praticamente ignorato dalla stampa.

Ma cosa chiedono questi nuovi movimenti e perché fanno così paura ai poteri politici ed economici da costringerli a una specie di “congiura del silenzio”?

La ragione è semplice, in questi anni la democrazia è stata completamente svuotata del suo senso profondo, ovvero la libertà di determinare il proprio presente e il proprio futuro. Con il Washington Consensus e il trionfo del pensiero liberista la lotta politica si è trasformata da lotta di idee a lotta di facce. I dogmi della supremazia del mercato, i mantra sulle privatizzazioni, la fede cieca in una globalizzazione senza regole e, soprattutto la legge divina della non ingerenza della politica nei processi finanziari, sono stati accettati acriticamente da tutte le forze politiche, negando alla radice ai cittadini la possibilità di scegliere e decidere su questi temi, che sono poi i temi di maggiore impatto per le vite di ognuno di noi. Ci avevano assicurato che garantendo l’indipendenza dei processi economici dalla politica, e quindi dalla possibilità per la gente di decidere cosa fosse meglio, e consegnando tutto il potere decisionale ai “tecnici” e al “mercato” avremmo avuto un sistema molto più efficiente e vantaggi per tutti. Come è andata a finire possiamo vederlo tutti, ma nonostante il plateale fallimento del modello liberista la classe politica, i grandi media e i maggiori think tank continuano a considerare questo modello come l’unico possibile. Basti pensare alla sorprendente dichiarazione che Mario Monti ha rilasciato recentemente, affermando che, quale che sia il colore politico del governo che gli succederà, le misure di rigore devono essere mantenute. Come a dire che andare a votare è solo una formalità e che la rotta da seguire è già stata decisa in ben altri contesti. Allo stesso tempo anche la politica estera ha smesso di essere parte del dibattito politico (ammesso che mai lo sia stata) e nonostante la guerra fredda sia finita da decenni nessuna forza politica mette in dubbio un atlantismo senza se e senza ma, che ha coinvolto il nostro paese in una serie di guerre, devastanti quanto fallimentari, in palese spregio della nostra Costituzione.

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Il blog di giornalismo economico e finanziario di Emanuela Melchiorre

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