SUPERARE L’AUSTERITÀ PER UNA EUROPA FEDERALE

Di Emanuela Melchiorre

Il requisito di buon funzionamento di una democrazia è il controllo popolare, il consenso. Tuttavia il consenso esiste anche in un contesto dittatoriale, autoritario o tecnocratico. Si tratta di quel consenso popolare che viene espresso mediante la non reazione, la non denuncia, la rassegnata accettazione di ogni cambiamento, di ogni decisione presa in vece del popolo da qualcuno non eletto democraticamente. E’ questa una premessa essenziale per poter commentare quanto stia succedendo nella nostra Europa, così distante oggi da quel disegno progettato dai padri fondatori, divenuta una impalcatura di istituzioni tecniche prive di qualsiasi legame con il consenso popolare, se non nell’accezione della “non-azione”.

Gli stati nazionali membri dell’Eurozona sono legittimati dal proprio sistema elettorale, tuttavia hanno rinunciato ad esercitare gli strumenti principali di politica (prima monetari ed ora anche fiscali) per assecondare il processo di unificazione. Tale rinuncia era implicita nel momento in cui si è aderito al processo di unificazione, per contro le istituzioni europee che possiedono ora tali strumenti (la moneta e il suo cambio, la sorveglianza del bilancio e la regolamentazione dei mercati attraverso la promozione del processo di concorrenza) non hanno la legittimità politica per utilizzarli. Non è infatti emerso alcun governo europeo che interiorizzasse le prerogative alle quali i governi nazionali hanno rinunciato. Gli stati membri sono stati federali privi di un governo federale. L’Europa è una federazione incompiuta.

Il momento è quanto mai difficile. L’ impasse politica o meglio il vuoto politico sovrannazionale lascia spazio a tecnicismi pericolosi. Le istituzioni europee trovano infatti il loro fondamento più in una vocazione dottrinale, che in una visione di buon funzionamento di una democrazia.  Perché la democrazia vive di “lungo periodo”, i cambiamenti sono generazionali, i patti sono stretti tra le differenti generazioni. Nella nostra Europa non vi è stato spazio per le politiche di lungo periodo: la piena occupazione, il tenore di vita delle persone. La politica europea sta dimostrando in questi anni di unificazione monetaria di misurarsi esclusivamente sui “breve periodo” perseguendo solamente la stabilità monetaria, il pareggio di bilancio, il contenimento del debito sovrano.

A fronte di quanto detto è evidente che … (continua a leggere)

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