Finmeccanica, Saipem, Ilva: così la magistratura demolisce gli ultimi campioni dell’economia italiana

di Giorgio Vitangeli

Summum jus, summa injuria

 

Stiamo ai fatti, come è compito dei giornalisti. I fatti, tralasciando i dettagli più o meno accertati, sono questi: un magistrato di Busto Arsizio ha disposto l’arresto e la detenzione  in carcere del presidente ed amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi, e gli arresti domiciliari per l’amministratore delegato di Agusta Westland Bruno Spagnolini. L’accusa è di “corruzione internazionale”, cioè di aver pagato tangenti non ancora ben quantificate,  e di aver così assicurato nel 2010 ad Agusta una commessa di 12 elicotteri da parte del governo indiano, per un valore di mezzo miliardo di dollari. Agli arresti è seguita una raffica di perquisizioni negli uffici delle società e nelle abitazioni private.

“Un provvedimento devastante, perché decapita due delle maggiori aziende del nostro Paese”, ha  commentato il prof. Ennio Amodio, legale di Orsi, il quale a sua volta, quasi incredulo per quanto avveniva,

protestava:  “Ho fatto sempre il bene dell’azienda e del Paese”.

Naturalmente appena la notizia si è diffusa, in Borsa il titolo di Finmeccanica è crollato, e la Consob, per evitare speculazioni sciacallesche, ha dovuto vietare per due giorni le vendite allo scoperto. L’India, da parte sua, sta meditando di annullare la commessa, con quale danno per Finmeccanica è facile immaginare.

Siamo in campagna elettorale, ed i commenti dei leader politici non si son fatti certo attendere.  I più realistici sono, non a caso, quelli dei due principali avversari. Bersani infatti, premesso che il governo avrebbe dovuto forse fare qualche mossa prima, si preoccupa anzitutto della continuità gestionale della grande impresa pubblica; dopo bisognerà pensare al rinnovo della “governance” , ed a regole preventive sulla corruzione internazionale, “perché – rileva – poi alla fine tutto questo cosa porta? Che perdiamo lavoro”.

Più esplicito e polemico il commento di Berlusconi, secondo cui l’intervento della magistratura in questo ed in altri casi  si risolve in “un’azione suicida della nostra economia” e “alcune società non riusciranno a vendere più nulla”.

E Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, chiosa: “Ci auguriamo che alla fine di tutte queste vicende giudiziarie Finmeccanica ed Eni rimangano in piedi. Esistono pochi dubbi sul fatto che i loro concorrenti a livello internazionale in questo momento siano molto contenti”.

Ed eccoci così all’Eni, o meglio alla Saipem, uno dei fiori all’occhiello della nostra industria petrolifera pubblica, specializzata nella costruzione di infrastrutture per la ricerca ed il trasporto del greggio, e che vanta primati mondiali, come la posa di oleodotti in mare ad altissima profondità…. continua a leggere

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