NEGOZIATI INTERNAZIONALI, PARTNERSHIP E POLITICA DI RILANCIO DELLE ECONOMIE MATURE

Gli esiti deludenti del G20 di San Pietroburgo dello scorso settembre hanno lasciato una scia di incertezze e di interrogativi. Paesi fortemente differenti sia sotto il profilo economico sia e soprattutto sotto il profilo politico si sono confrontati e hanno sortito risultati insoddisfacenti.

I paesi emergenti, che cavalcano uno sviluppo economico nazionale ancora molto sostenuto, sebbene anch’esso rallentato nel ritmo di crescita, come il Brasile, erano presenti al G20 e hanno fatto sentire la loro prosperante influenza. I BRICS stanno perseguendo una politica di protezionismo, sostenendo le industrie nazionali a discapito delle concorrenti estere. Le economie mature, soprattutto Stati Uniti e Germania, dal canto loro, ripropongono incessantemente il modello economico export oriented a fronte però di un commercio mondiale in lenta decrescita.

Brasile e India sono caratterizzati da una crescente classe urbana, hanno dato vita ad una borghesia contadina e agraria che rappresenta un mercato interno in crescente consolidamento, utile argine agli altalenanti flussi del commercio mondiale. L’India, a differenza del Brasile , conserva la sua tradizionale cultura comunitaria e il baratto è predominante. La circolazione monetaria all’interno dell’India è ancora pertanto piuttosto circoscritta.

La Cina, paese comunista e dittatoriale a capitalismo di stato e fortemente burocratizzata, non ha mai considerato un valore la redistribuzione del reddito e pertanto non ha consentito fino ad ora che si formasse una borghesia agraria. Il mercato interno è ancora poverissimo, non consuma la sovrapproduzione di merci che l’industria costiera cinese produce. La popolazione viene esportata per lavoro schiavistico all’estero al pari delle merci spazzatura cinesi. Mentre dal fronte interno deve considerare l’eventualità dello scoppio della bolla speculativa immobiliare. Il meccanismo di rigonfiamento della bolla cinese si è innescato su di una scala più grande a causa del sostegno pubblico alle aziende edili in procinto di fallire.

La Russia, dopo la caduta del muro di Berlino, non è riuscita ad entrare a pieno titolo nel club dei paesi occidentali.È entrata nel WTO solamente nell’agosto del 2012. È tutt’ora stretta tra l’Europa maldisposta dei confronti dell’ex impero sovietico e interessata solamente alla sua capacità energetica e gli Stati Uniti ancora fortemente ostili e incapaci di guardare ad un mondo non più diviso in due blocchi. Alla Russia non resta che stringere alleanze da un lato con la Cina, energivora e fortemente sbilanciata verso al sovrapproduzione, e dall’altro con la polveriera del Medioriente e della primavera araba…

Allo stesso tempo gli Stati Uniti siedono a due tavoli di negoziati di importanza storica : al Transatlantic Trade and Investment Partnership e al Trans-Pacific Partnership (TPP). Entrambi i negoziati oltre che strumentali all’ampliamento del mercato e quindi del consumo, tendono ad isolare la Cina con le sue produzioni a basso costo, in dumping sociale e lesive per la salute e la sicurezza dei consumatori.

Il Transatlantic Trade And Investment Partnership dovrà gestire le relazioni commerciali USA -UE che rappresentano già il flusso commerciale maggiore al mondo. Ogni giorno gli scambi di beni e servizi tra le due aree sono del valore di 2 miliardi di euro.

L’accordo di partenariato trans-Pacifico (“TPP”) è un accordo di libero scambio attualmente in fase di negoziato tra nove paesi: Stati Uniti, Australia, Brunei, Cile, Malesia, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Ne è quindi esclusa la Cina. L’area economica interessata da questi negoziati è di vastissime proporzioni. Il PIL globale dei paesi coinvolti ammonta a oltre 27.000 miliardi di dollari. Il mercato è enorme ed estremamente ricco: la popolazione globale è di quasi 800 milioni di persone con un reddito pro capite di quasi 35.000 dollari.

L’Europa a confronto degli altri paesi di cui si discute sembra essere un enorme mobile d’antiquariato molto pregiato, ma del tutto tarlato. Sta infatti subendo un processo di lenta deindustrializzazione, vittima di un pensiero dominate che contrasta qualsiasi forma di aggregazione capitalistica in nome di un chimerico mercato che per definizione dovrebbe essere sempre in equilibrio. Continua a leggere

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