CORREGGERE L’EUROPA O USCIRE DALL’EURO

di Roberto Melchiorre

“Uno Stato non si può dire ricco e felice che in un solo caso, allorché ogni cittadino con un lavoro discreto d’alcune ore può comodamente supplire ai suoi bisogni e a quelli della sua famiglia”.

Una frase come questa può sembrare il programma, abbastanza utopistico, di un partito socialdemocratico degli anni Cinquanta o Sessanta del Novecento, di quelli del “boom” economico e del più intenso sviluppo nella recente storia del mondo occidentale.

Se fosse stato scritto oggi, assomiglierebbe più ad una beffa crudele, uno schiaffo ai milioni di disoccupati, giovani e anziani, un’incitazione al suicidio di massa per quelle famiglie che si sforzano di sopravvivere con il loro reddito inferiore ai 1.400,00 euro mensili, che costituiscono la maggior parte della popolazione italiana.

Sembra incredibile, ma essa è stata scritta circa il 1780 da Gaetano Filangieri, nell’Introduzione alla sua Scienza della Legislazione.

L’averla pensata e scritta non significa, naturalmente, che già in quel periodo corrispondesse alla comune condizione del popolo.

Sicuramente, però, vuol dire che era una situazione non solo ipotizzabile ma ritenuta realizzabile in un futuro non troppo lontano.

Molta acqua è passata sotto i ponti della Storia da quegli anni a oggi.

La sensibilità per i problemi sociali è cresciuta dopo la rivoluzione francese, la nascita dei socialismi, l’organizzazione dei sindacati, la dottrina sociale della chiesa cattolica.

Il prodotto globale e quello capitario sono enormemente cresciuti in seguito alla rivoluzione industriale e al continuo progresso della scienza e della tecnica.

La capacità produttiva mondiale è aumentata molti milioni di volte, anche rispetto alla più numerosa popolazione.

La scienza dell’economia e la storia economica offrono numerosi modelli ed esempi per affrontare le crisi più varie.

Perché, allora, l’attuale crisi, soprattutto in Italia e nella maggior parte dell’Unione Europea, perdura da tanti anni e, nonostante il governo italiano e le autorità comunitarie lo neghino, gli stati membri della Comunità europea, eccezion fatta per la Germania, continuano a recedere? Aumenta, infatti, la disoccupazione, cresce la povertà, diminuisce il reddito disponibile delle famiglie, le imprese chiudono o si trasferiscono altrove, la produzione crolla, il welfare si riduce, la ricchezza si accumula sempre più nelle mani di pochi individui? Perché la gente è sempre più disperata? Perché nessuno riesce a imboccare la strada giusta che inverta la rotta?

La risposta è complessa, perché richiede una giusta diagnosi, una terapia appropriata, la predisposizione degli strumenti adatti alla cura, ove questi manchino o siano carenti, la ricerca del pubblico bene, l’anteposizione del bene comune a quello individuale.

A proposito della diagnosi, esaminiamo se nella situazione attuale manchi qualche presupposto perché la produzione cresca; in altre parole, quale sia o quali siano i c.d. “fattori della produzione” carenti. Mancano forse le risorse naturali? Non c’è offerta di lavoro? L’organizzazione imprenditoriale è inadeguata? Il capitale si è dissolto?

Nulla di tutto questo.

Per quanto riguarda le risorse naturali (terra, fonti energetiche, acqua, aria pulita, materie prime), la larga disponibilità di fonti energetiche dovuta alla recente scoperta d’immensi giacimenti petroliferi e di gas naturali ci consente il lusso di accantonare una fonte importantissima, quella nucleare, che incute atavico terrore, ma che molti ritengono meno pericolosa, meno inquinante e più efficace di tante altre, e di sostituire largamente le fonti tradizionali con quelle rinnovabili, molto più difficili da sfruttare.

Quelle adesso più facilmente usufruibili (petrolio, gas, forza di gravità) sono in grado di fornire anche i mezzi per sovvenire all’eventuale mancanza degli altri beni naturali: ad esempio permette di dissodare e di spianare terreni, di dissalare l’acqua marina, di disinquinare l’atmosfera, l’acqua e il suolo, di scavare sotto le montagne per estrarne minerali utili….

Per quanto riguarda l’offerta di lavoro, essa certo non manca in una situazione di disoccupazione a due cifre, qual è quella attuale.

Riguardo all’organizzazione aziendale, numerosi sono i validi imprenditori che hanno chiuso le aziende per motivi diversi dalla loro volontà o dalla loro capacità.

Del capitale trattiamo in ultimo, non perché esso sia carente, ma perché nell’uso distorto che se ne fa risiede proprio il fulcro delle questione, la causa principale della crisi. continua a leggere…

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